Genova 20 anni dopo - Ultras e G8

17.07.2021 10:00 di Roberto Consiglio   Vedi letture
Genova 20 anni dopo - Ultras e G8

20 anni fa, dal 19 al 22 luglio del 2001, si svolgeva il tristemente famoso G8 di Genova. In quelle ore, i leader degli otto paesi più industrializzati del mondo si ritrovarono nel capoluogo ligure per discutere il futuro economico dell'intero globo.

Contemporaneamente, per i caruggi della città natale di Fabrizio De Andrè, si tennero numerose iniziative e manifestazione del cosiddetto movimento no-global. Questo movimento, che come motto aveva optato per la frase “un altro mondo è possibile”, cercava di contrastare la visione puramente capitalista degli 8 grandi della Terra.

A Genova confluirono, per manifestare il loro dissenso, realtà antagoniste anche molto diverse tra loro. Lo stesso mondo ultras arrivò nel capoluogo ligure. Anche in questo caso, però, vi erano al suo interno notevoli differenze.

In primis bisogna far notare che in Liguria giunsero sia gruppi veri e propri legati al mondo del cosiddetto tifo organizzato ma anche dei semplici cani sciolti che presero parte alla numerose iniziative a titolo personale. Inoltre si nota che al controvertice del G8 si presentarono non solo ultras nostrani ma anche quelli provenienti da altri paesi europei: Grecia, Germania e Danimarca in primis.

Tra i tifosi nostrani e quelli di “oltre confine” vi era una distinzione ben netta. Quelli originari sia del nord che del sud del Belpaese non avevano tutti una strutturata “gavetta politica” alle spalle. Alcuni infatti vennero solamente per “fare presenza” o prendere parte agli scontri con le forze dell'ordine.

Quelli da altri paesi, invece, lasciarono da parte le distinzioni calcistiche che li contraddistinguevano da sempre in patria e si recarono a Genova con soli obiettivi politici ben definiti da raggiungere. Le inimicizie sul terreno di gioco vennero totalmente messe da parte che, molti ultras europei, si unirono tutti sotto un'unica bandiera che nei loro stati rappresentava una sorta di movimento politico per eccellenza.

Dalla Germania, ad esempio, arrivarono tifosi del SV Babelsberg di Potsdam dell'Eintracht di Francoforte e della Roter Stern Leipzig. Questi si ritrovarono tutti insieme sotto il Jolly Rogers: la mitica bandiera dei pirati che da sempre rappresenta il simbolo della squadra più politicizzata in terra teutonica, il St. Pauli FC di Amburgo.

Anche la Danimarca fu degnamente rappresentata al G8 da un punto di vista calcistico. Questo grazie all'arrivo a Genova di alcuni supporter del BK Frem di Copenhagen, proveniente dal quartiere alternativo della capitale danese conosciuto con il nome di Christiania. IL BK Frem oggi non naviga in buone acque, dal punto di vista dei risultati sul campo. visto che milita nella terza divisione del campionato danese.

Ma proprio come i pirati di Amburgo anche il Frem è una polisportiva che ha squadre che la rappresentano in numerose discipline sportive anche molto diverse tra loro. Non è quindi un caso che, nell'estate di 20 anni fa, arrivarono addirittura tifosi dalla “tranquilla” Danimarca per portare le loro voci di dissenso contro i grandi della terra come anche dalla Svezia con i rappresentanti di Goteborg (qui il nostro report). 

Infine era numerosa anche la rappresentanza del tifo organizzato ellenico. In questo caso arrivano tifosi delle principali squadre di Atene: AEK, Panathinaikos e Atromitos.

Tutte loro si posero sotto la “protezione” di Exarchia, il quartiere alternativo della capitale greca che portò nel movimento No Global genovese numerosi spunti, non certo solo sportivi, per manifestare contro i rappresentati dei paesi più economicamente avanzati del globo. 

Questa forte connessione tra politica e calcio oltreconfine è stata messa ben in chiaro anche negli anni post 2001. Nel 2017, ad esempio, si tenne il G20 ad Amburgo. 

In questa occasione le manifestazioni di protesta del vertice vennero guidate dagli stessi ultras tedeschi, in particolare quelli del St Pauli. Tanto forte fu l'avversione al summit internazionale che si decise di aprire comunque l'impianto dove i pirati cittadini giocano le loro partite casalinghe: il Millerntor-Stadion.

Lo stadio era dentro quella che era la “zona rossa” dell'evento e quindi inaccessibile ai comuni cittadini. Ma i tifosi del St.Pauli organizzarono un torneo antirazzista che, almeno a parole, non aveva nulla a che fare con il G20 in corso.

Ciò gli permise di tenere aperto l'impianto, nonostante la zona rossa adiacente. E così, a pochi metri dai luoghi del potere capitalista, si organizzarono le manifestazioni per chiedere un mondo migliore di quello proposto dai grandi della Terra. 

Il G8 ligure ha rappresentato una tragedia per vari motivi: dalla morte del manifestante Carlo Giuliani fino alle torture della polizia nella caserma di Bolzaneto passando per il numero enorme di lacrimogeni, contenenti il gas nocivo CS, sparato contro i manifestanti nel corso di quelle giornate.

Ma al contempo il summit svoltosi 20 anni fa è stato anche un trampolino per le lotte che si sono sviluppate, negli anni a venire, nel mondo del pallone continentale. Una chiaro esempio che non sempre, almeno fuori da confini nostrani, calcio e politica vengono viste come due entità totalmente separate.