Sport popolare senza confini: la Polisportiva San Precario

11.02.2021 10:19 di Stefano Pagnozzi   Vedi letture
Sport popolare senza confini: la Polisportiva San Precario

Ripensare lo sport come veicolo di inclusione sociale e costruire un contatto con il territorio promuovendo le diversità sono i punti fermi alla base dell’esperienza della Polisportiva San Precario di Padova.

Una bella esperienza sociale che il gruppo, contattato dalla redazione, ci ha raccontato nel dettaglio attraverso la voce di Marco, Sindacalista ADL Cobas, uno degli storici fondatori e da sempre in prima linea nella attività portate avanti dalla realtà padovana: ‘’La Polisportiva San Precario nasce nel 2007 con l’obiettivo di ripensare la pratica sportiva a partire dalle sue fondamenta. Il benessere fisico e psichico, individuale e collettivo. Il rispetto di regole, arbitri e avversari, di qui l’educazione al terzo tempo ereditata dal rugby. L’avversione verso ogni forma di discriminazione riguardi essa l’etnia, il genere, il credo religioso o l’orientamento sessuale. La diffusione della cultura dell’incontro fra i diversi. Sport come welfare, non come business. Pratica capace di produrre inclusione sociale, educazione individuale, riqualificazione territoriale''.

Nell'ambito sportivo la realtà padovana spazia in diversi ambiti sportivi: ''Ad oggi la polisportiva conta 5 squadre: una squadra di calcio a 11 che disputa i campionati FIGC. Una squadra di volley misto che disputa i campionati UISP. Una squadra di pallacanestro che disputa i campionati FIP. Una squadra di calcio a 5 che, disputa attualmente il campionato FIGC, il cui nome è Welcome Team. Il San Precario Welcome Team è un progetto che nasce sull’onda della questione migratoria che attraversa i nostri territori e che fa dell’eterogeneità la propria caratteristica portante. Studenti, migranti appena giunti in Italia ed in attesa degli esiti delle proprie richieste d’asilo, lavoratori nativi padovani e ragazzi di seconda e terza generazione a dimostrare nei fatti, attraverso il linguaggio dello sport, che le differenze culturali ed etniche sono in realtà fonte potenziale di ricchezza molto più che di problemi. A queste squadre si è aggiunta a partire da settembre 2018 il progetto del San Precario Rugby Touch.

Nei dodici anni di vita la Polisportiva ha affrontato diverse campagne e percorsi per l’affermazione dei diritti civili a partire dal mondo dello sport, concepito come diritto universale, la cui accessibilità va garantita a tutti. Da citare sono indubbiamente le campagne di Gioco Anch’io e We Want to Play che hanno avuto il merito di modificare diversi articoli del Noif (norme organizzative interne Figc) che limitavano in maniera arbitraria e discriminatoria il tesseramento ai campionati federali di atleti provenienti da paesi extra-eu.

La campagna We Want To Play è oggi attuale più che mai e pertanto nuovamente impegnata in percorsi che intendono affrontare alcune delle criticità causate dall’entrata in vigore della nuova Legge su Sicurezza e Immigrazione e dalle limitazioni che essa impone.

Same Sport Same Rights è la campagna creata per analizzare l’attuale stato della complessa questione sulle discriminazioni di genere in ambito sportivo e per offrire spunti di riflessione sulla necessità di un adeguamento da parte degli enti sportivi di rispondere a una società sempre più articolata e pluralista, a difesa dei diritti di atleti e giocatori.

Spazio allo Sport è invece l’ambito all’interno del quale San Precario ha promosso una mappatura di spazi sportivi in disuso della città di Padova, denunciando le ricadute negative dello stato di abbandono delle strutture a fronte della necessità di moltissime squadre e cittadini di accedere a luoghi dove poter praticare attività fisica. Tramite Spazio allo Sport sono stati realizzati piccoli interventi di riqualificazione a titolo di volontariato, tra cui quelli del Parco Milcovich, area verde pubblica dove si tiene il San Precario Sport Festival.

Degno di nota anche il contributo alla nascita della polisportiva Pallalpiede, la squadra di calcio ad 11 composta dai detenuti del carcere due Palazzi di Padova.

Un altro modo di concepire e praticare lo sport dunque, ma anche di raccontarlo, lavorando alla decostruzione degli stereotipi legati alle figure degli sportivi e alle pratiche comunemente descritte e raccontate dai media “mainstream”. Esempi in questo senso sono la sostituzione dell’ironia sull’ossessione della vittoria a tutti i costi e la educazione ad un tifo corretto che concepisce le sfide delle squadre come occasione di socialità e rifiuta un ambiente troppo spesso contaminato da insulti fra tifoserie, campanilismo spinto all’eccesso, volgarità dirette ad arbitri ed avversari dai piccoli ai grandi palcoscenici. Da citare anche il lavoro di analisi ed approfondimento sulle criticità del sistema sportivo nazionale: dai tempi caldi del doping e del razzismo, fino alla costruzione di ponti con realtà virtuose di altre regioni italiane attraverso il blog della polisportiva, la trasmissione radio Le granate e la piattaforma nazionale di Sportallarovescia.’’

Una realtà auto-finanziata, democratica, inclusiva, schierata contro ogni forma di discriminazione e le cui attività sono in perfetta linea con il progetto politico-sportivo della nostra realtà del Sankt Pauli.