Dalla tragedia allo sviluppo del modello Sankt Pauli

28.05.2021 20:28 di Luca Bolli   Vedi letture
Dalla tragedia allo sviluppo del modello Sankt Pauli

Il 29 maggio1985 si è consumata un'enorme tragedia, umana, politica e, sopratutto, sportiva. Oggi, nel ricordo di quella infausta giornata, riesamineremo alcuni fatti, come sempre neutrali, al di fuori dei sentimenti e dei soliti schemi, da perfetti sankt pauliani.

Abbiamo scritto tempo fa (Le grandi vittorie dello Sport tedesco sono partite sempre da Sankt Pauli) delle battaglie – poi vinte – che il Sankt Pauli ha portato avanti negli ultimi 40 anni: quella dei posti in piedi, quella contro la schedatura dei tifosi ed anche l'altra sugli eccessivi controlli alle entrate negli stadi in Europa, sono tutte battaglie che partono da quella infausta data.
Ci faremo aiutare anche da un esaustivo reportage, effettuato nel trentennale della carneficina da Sportclub History, la “RaiSport” tedesca (ARD/NDR) e anche da altri documenti dello stesso canale.*

In pochi sanno che i fatti di Bruxelles crearono grande clamore in tutta la Germania, a quel tempo ancora divisa in due e proprio per questo nel reportage compaiono due corrispondenti delle rispettive fazioni, ovviamente con visioni e percezioni di quei momenti ben differenti. Il documentario, sviluppato ed ideato da Patrick Halatsch, analizza minuziosamente ciò che accadde, sempre con perfetto distacco, da ottimo giornalista che deve osservare i fatti senza dare una propria opinione o valutazione.

Oltre all'arbitro, che quel giorno ebbe il gravoso onere di dirigere la partita, furono portati davanti alle telecamere anche molti testimoni e sopravvissuti degli incidenti, purtroppo solo da parte juventina, dato che nessuno degli inglesi volle dare risposte, raccontare o anche solo portare un abbraccio virtuale alle vittime di quella giornata, come si legge anche nelle ultime immagini a chiusura del documentario.

Tra i giocatori compare Marco Tardelli, che ricorda tristemente quegli attimi, mentre i due telecronisti sono Eberhard Figgemeier, per la televisione orientale ZDF, e Heinz Florian Oertel, per quella di stato della DDR. Una delle frasi più forti è proprio di Oertel, che ricorda i bombardamenti della Seconda Guerra Mondiale quando lui era bambino e li confronta con le forti emozioni di quel giorno. Figgemeier, invece, da orientale molto vicino alla mentalità del Sankt Pauli pronuncia chiaramente, in diretta e già nel 1985, le parole che tutti da sempre al Sankt Pauli conoscono: "lo sport ed il calcio devono unire e non dividere". E su queste parole la televisione ZDF chiuderà la diretta senza più trasmettere le immagini della tragedia.

Le immagini che si diffondono in tutta Europa sono raccapriccianti, ma sono solo una parte della verità: molti saranno gli attacchi portati fuori dalla vista delle telecamere, ma anche qui il documentario sottolinea come gli attacchi non siano stati solo con armi da fuoco, ma anche con razzi sparati ad altezza d'uomo. In pratica una vera e propria battaglia combattuta anche da ex-paracadutisti inglesi reduci dalla guerra delle Malvinas (Falkland), gente che di guerra se ne intendeva, mentre il servizio d'ordine era completamente latitante.

È in questo momento che si formano due movimenti di opinione. Uno – chissà perché – preponderante e segue il modello di Margaret Thatcher, che da primo ministro inglese in periodo di certo non brillava per diplomazia. La sua repressione fu feroce, ma prese tutti senza discriminazione, iniziando a colpire duro già nel 1986 con lo “Sporting Events Act” e poi nel 1989 con il “Public Order Act”: in pratica anche con poche prove potevano essere limitate le libertà personali. È proprio su questo modello che da sempre l'Italia si è orientata: dalla schedatura introdotta attraverso la famosa “tessera del tifoso” di Maroni, al nostro buon Malagò del CONI, secondo il quale "basta vedere quello che ha fatto con gli hooligans, quello bisogna fare. Io non legifero, quindi auspico che questo avvenga».

Dalla parte diametralmente opposta troviamo, invece, il modello tedesco – che per comodità abbiamo sempre chiamato “modello Sankt Pauli” – che riconosciamo nel giudizio del commentatore di quel giorno, Figgemeier, che proprio prima di chiudere le trasmissione dirà le parole chiave del “risorgimento sportivo tedesco”: lo sport ed il calcio devono unire!

Oggi quelle parole sono ormai consuetudine a Sankt Pauli ed in tutta la Germania e tutti voi le potete viverle attraverso i nostri report. Proprio per questo quel maledetto 29.05.85 fu certamente nefasto, ma portò anche una nuova ventata di speranza e di vittorie: quelle parole diventate ormai famose, nacquero sul finire degli anni '80, attraversarono gli anni 90 e si compirono pienamente negli stupendi mondiali del 2006, creando un nuovo modo di intendere lo sport. Due pesi e due misure; due modi di pensare che hanno portato differenti risultati, se guardiamo ai posti di lavoro che la partecipazione ha creato in Germania in tutte le discipline. Integrazione e partecipazione sono alla base di tutto: non a caso, per restare nell'ambito calcistico, la serie B tedesca ha una media spettatori quasi pari alla Premier League ed è ormai in procinto di superarla.

Come è potuto accadere tutto questo? Facendo tesoro degli errori e degli orrori di quella serata, ma anche del passato.
In Germania la strada intrapresa ha fatto sì che integrazione e collaborazione potessero diventare parole cardine del sistema, rispetto ai modelli italiano ed inglese che puntavano decisi sulla repressione: le tragedie – e la loro memoria – in Germania almeno hanno portato in dote un ulteriore sviluppo “democratico”, passaggio che in Italia è stato completamente saltato dalle società, ma perfino dalla politica sportiva (federazioni e CONI) e nazionale (ministero e governo).

Il modello tedesco o Sankt Pauli, a differenza di tutti gli altri, non crea muri tra tifosi, società e federazioni – tutte realtà di stampo associazionistico, ricordate bene! - caratterizzandosi più come “modello propositivo”.
Anche su queste basi e su queste regole sono nati campionati competitivi, ma soprattutto molto partecipati ed inclusivi.

* i servizi della ARD/NDR li potete trovare qui:

1. https://www.youtube.com/watch?v=yfExxqF4fHE

2. https://www.ardmediathek.de/video/sportschau/1985-die-heysel-tragoedie/das-erste/Y3JpZDovL3dkci5kZS9CZWl0cmFnLWMxYzQ1YjU2LTk3YTktNDViYi1iNjkxLTVhYTE2ZjA3YTllYg/

3. https://programm.ard.de/TV/Themenschwerpunkte/Dokus--Reportagen/Alle-Dokumentationen/Startseite/?sendung=2822514691622742