Andrè Golke, il bomber che portò il St Pauli "in trasferta" nella DDR

23.04.2021 15:21 di Massimo Finizio   Vedi letture
Andrè Golke
Andrè Golke

Oggi l'ospite d'eccezione di TuttoStPauli è Andrè Golke, detentore di 25 reti per i pirati in Bundesliga e con un figlio che a lungo ha militato proprio nelle giovanili del club biancomarrone. Golke ha vissuto i magici anni 80 partendo dalle giovanili (per pochi anni anche nelle giovanili dell'HSV): erano gli anni della lotta politica e gli anni della massima serie, nei quali il St Pauli si stava ritagliando quello spazio sociale e sportivo che oggi tutti noi ammiriamo e decantiamo. In pratica Golke è un vero e proprio monumento sportivo e politico dei pirati

Raccontami un po' la tua storia sportiva da giovane. Tutta la mia famiglia è sempre stata nelle associazioni sportive ed ancora oggi mia moglie milita in un'associazione sportiva di ginnastica e mio figlio nel calcio. Viviamo sportivamente, come giusto che sia, la partecipazione attiva nelle organizzazioni. Io da piccolo iniziai presso l'associazione di ginnastica della mia zona che aveva anche un gruppo calcistico nel quale mi notarono quelli dell'Amburgo. Poi a causa della loro vittoria della Coppa dei Campioni vollero rivoluzionare tutto ed io nel 1984 passai al FC Sankt Pauli quando ancora era in serie C ma subito riuscimmo a compiere l’impresa di salire in Bundesliga 2 e dopo un paio di anni nel 1988 riuscimmo addirittura a salire nella massima serie.  

Erano bei tempi. Come li ricordi con la Hafenstrasse che piano piano entrava nello stadio sviluppando quello che poi sarà il culto attuale dei pirati? In serie C giocavamo spesso davanti ad un migliaio di spettatori ma ci accorgevamo che stava cambiando qualche cosa. Negli spogliatoi avevamo Ippig Volker il nostro grande portiere che viveva nelle Hafenstrasse, nelle case occupate, e ci raccontava un po' di storie. Di sicuro fu anche lui un convogliatore del movimento politico, ma noi all´inizio giocavamo senza problemi e senza pressione, vivendo in una oasi di felicità. Tieni conto che prima e dopo le partite andavamo a mangiare e a bere nel famoso Clubheim (casa della associazione, una birreria-trattoria multi funzione per soci e giocatori ed ospiti vari dove si svolgeva la vita societaria, riunioni dibattiti e feste comprese, ndr) un altro mondo se pensiamo che solo alcuni chilometri da noi invece gli altri (i cuginetti, ndr) erano già immersi nel professionismo più sfrenato. 

Era un periodo di occupazioni e rivolte: voi come vi sentivate? Come reagivate a quegli avvenimenti? A noi le partite in casa davano solo piacere: era bello poter giocare in un ambiente sano senza nessun grido razzista, cosa atipica per quel periodo, dove soprattutto in trasferta ne sentivamo di tutti i colori. Ho giocato ben 4 derby e purtroppo li ho tutti persi, ma non era la sconfitta quello che mi faceva male ma vedere come erano trattati i nostri tifosi, (ed anche noi, ma in maniera minore) quando andavamo a casa loro. Quei 4 derby li giocammo tutti in casa dei cugini dato che la DFB con la scusa dell'incasso maggiore ci fece giocare sempre in trasferta, dato che lo stadio era molto più grande, ma anche a causa della violenza dei tifosi dell'Amburgo: ebbene, durante tutta la partita mi ricordo i razzi verso i settori dei sankt pauliani, i cori politici contro tutto e tutti che in quegli anni i tifosi dell'HSV, e di altre tifoserie, facevano nei confronti nostri e dei nostri sostenitori. Come ho detto, da noi invece tutto questo non accadeva ed era bellissimo.

Come vedi la situazione attuale dello sport e del calcio? Mi pare di averti già risposto. Noi in Germania e in tutta l'Europa, specie del nord siamo organizzati in associazioni di persone. Queste vicende che non hanno nulla a che fare con lo sport non mi piacciono e non attecchiranno mai nel nord. Sono e resto del FCSP, non andrei mia via dal Sankt Pauli che è e rimane, come tutto il mondo sportivo tedesco, un grande esempio d'integrazione e partecipazione. Io ero anche un grande tifoso del Barcellona, andai con il mio Stoccarda a Barcellona per via di uno spareggio di Coppa, e ne approfittammo per assistere ad una partita dei blaugrana. Oggi anche questo grande sogno si è leggermente spento: spero che il Barca riprenda le sue origini popolari.

Raccontaci di quella esperienza catalana... Per lo Stoccarda fu un vero incubo perdere uno spareggio che non avremmo dovuto giocare. I fatti: all'andata del primo turno di Coppa Campioni avevamo battuto per 3-0 il Leeds di Dorigo, Gordon Strachan, Cantona, Mc Allister, Speed, Batty e tanti altri. Una squadra stellare ma noi eravamo fortissimi con Immel campione del mondo 1990 a Roma, Guido Buchwald, Frontzeck, Schneider (cognato di Uwe Seeler, oggi scout all'HSV), Gaudino Kögl ed io. Al ritorno dopo il nostro pareggio si era tranquilli, forse troppo. Il nostro mister Christoph Daum a 10 minuti dalla fine fece il cambio della vita: eravamo sul 4-1 per il Leeds e cambiò Gaudino con Simanic (ex jugoslavo). La frittata era fatta dato che in quel periodo vi era il limite di 2 stranieri in campo. Partita persa per 3-0 e dato che avevamo vinto con lo stesso punteggio a Stoccarda ci fecero fare uno spareggio a Barcellona con arbitro Baldas da Trieste. Pochissimi tifosi sugli spalti e perdemmo per 2-1 il mio gol del momentaneo pareggio che servì solo ad allungare una partita che nessuno avrebbe immaginato. Purtroppo un errore madornale del nostro mister ci buttò fuori al primo turno anche se con una grande squadra. 

Altri ricordi con il nostro Sankt Pauli? Di coppe europee non possiamo purtroppo parlare... No, di coppe oltre al mio passato con lo Stoccarda purtroppo no. Invece ti posso raccontare dell'unica volta che abbiamo giocato "all'estero", ovvero ci invitarono nel 1989 per un quadrangolare con il Fortuna Sittard e, pensa tu, contro il grande Carl Zeis di Jena finalista della Coppa delle Coppe del 1981 ed Erfurt, nella allora DDR. Si trattava di un caso più unico che raro forse anche perché ormai il nome di un club molto alternativo come il St Pauli era arrivato anche nell'allora DDR. Non si hanno notizie d'inviti ad altre squadre in quel periodo ed in particolare a squadre che venivamo dall'ovest, ma eravamo pur sempre il Sankt Pauli! Nessuno di noi in quei giorni dal 20 al 24 luglio avrebbe mai pensato che il muro sarebbe potuto cadere, come avvenne poi appena 3 mesi dopo. Una esperienza incredibile bella ed affascinante ma anche storica. Che solo noi dei pirati potevamo intraprendere. 

Vuoi inviare un saluto a tutti i sankt pauliani in italia e a tutti i nostri lettori? Certo, ma soprattutto vorrei fare un invito che tutti possano, leggendo le storie del Sankt Pauli, poi metterle in pratica in Italia. Noi tutti sappiamo che purtroppo in Italia non esiste un modello organizzativo simile al nostro FCSP per cui non solo auguro di venire tutti a visitare il Millerntor ma anche  di mettere in pratica le storie che voi tramite Tuttostpauli raccontate. Sempre Forza Sankt Pauli.

Grazie Andrea... una bellissima storia, sempre Forza Andrea e forza Pirati in tutto il mondo!