Il fallimento dello sport e del calcio italiano (PARTE 2)

25.03.2021 09:30 di Luca Bolli   Vedi letture
Il fallimento dello sport e del calcio italiano (PARTE 2)

Se vi siete persi la prima parte di questo report potrete recuperarla qui; in questa seconda "puntata" vedremo alcuni aspetti che segnano l'abisso sportivo e culturale tra il modello italiano e quello tedesco, cioè tra chi ha sposato un modello basato esclusivamente sul business e chi ha preferito puntare sull'associazionismo sportivo e, quindi, sulla partecipazione popolare

È logico che quanto detto nella prima parte di questo report (base associativa di quasi 300.000 "tifosi", spirito di appartenenza, radicamento sul territorio, rispetto della tradizione) porta a superiori entrate economiche – l'esempio dell'Allianz è solo la punta dell'iceberg –, ma il tutto si traduce anche in maggior copertura mediatica. A cascata, o come un circolo virtuoso se preferite, ecco che si genera una maggior solidità ed un cospicuo rientro commerciale. E poi ancora: rientrando nell'associazione numerose attività sportive, aumentano i centri sportivi, gli affiliati, i luoghi di incontro e aggregazione, affiancati a loro volta da bar ristoranti. Ed ecco ancora nuovi posti di lavoro e dunque rientro economico e così via.

A questo proposito il Bayern incassa dai propri soci oltre 30 milioni annui, che poi rigira sui progetti interni sportivi, consolidando, di anno in anno, la propria forza e solidità in tutti i settori, accrescendo anche la fama, l'appetibilità ed il peso economico del proprio logo. Nel nefasto 2020 i bavaresi hanno fatturato oltre 640 milioni, nonostante tutti i problemi ben noti, con una perdita di solo 30 milioni (-5% circa) sul bilancio precedente.
E se vi paiono poche le entrate derivanti dai soci del FCB, considerate che 30 milioni in un anno fanno 300 milioni in un decennio: la Juve, tanto per dire, avrebbe potuto comprare 4 Ronaldo, ed insieme a Milan, Napoli o Inter (i cui presidenti avrebbero sorriso a 32 denti vedendo quei ricavi) non avrebbero litigato per i quattro soldi dei diritti televisivi.

Basti pensare che la Juventus nel 2020 (dati Uefa) ha fatturato molto meno del FCB chiudendo, con 397 milioni, al 10° posto in Europa e prima tra le italiane, ma con una perdita di oltre 60 milioni rispetto al 2019 (-20%). L'Inter in Europa chiudeva al 15° posto, con 290 milioni ed una perdita di oltre 70 milioni (-25% ).

Altro fatto non secondario, il FCB ha collaborazioni con Università, scuole superiori ed inferiori come tutte le associazioni sportive tedesche, sviluppa e mette radici nel territorio di appartenenza, con progetti che in Italia mancano.
Sono tanti gli esempi negativi che potremmo fare, ma restiamo a Torino, dove la Juventus fu fondata tra le mura del ginnasio Massimo D'Azeglio, forse uno delle massime strutture della città: la stessa Juventus ormai da anni non ha rapporti con quell'istituto, salvo poi costruire dentro il proprio centro sportivo un'università sportiva, forse anche bella, ma irraggiungibile dalla città, cancellando di fatto il rapporto con la sua stessa storia. Questo vale per tutti i club italiani, nessuno escluso.

Il Bayern ha poi al proprio interno tantissimi talenti e campioni del mondo che collaborano con la società. Klose, per esempio, invece di restare alla Lazio ha preferito tornare a Monaco. Totti, De Rossi e Del Piero, invece, sono stati allontanati dai club nei quali avevano letteralmente speso un'intera vita sportiva, diventando simboli di quei colori. Maldini fu ripreso quasi per caso; forse solo Oriali fa eccezione. Lo stesso Lucarelli sarebbe certo disposto a collaborare con il Livorno, come tanti altri nelle loro città: Beppe Signori con la Lazio, o Eraldo Pecci con il Bologna ed il Toro. Tardelli, Baresi, Costacurta, Apolloni, Zola: insomma campioni con esperienze ne abbiamo, ma restano inesorabilmente fuori, poiché rischierebbero di offuscare potenziali presidenti semi-sconosciuti e dai nomi impronunciabili.

Ma il FCB fa molto di più. Come responsabile della biglietteria ecco il portiere campione del mondo 1990 Aumann, Beckenbauer sta nella presidenza insieme ad Oliver Kahn ed Hasan Salihamidzic, che ha preferito tornare a Monaco, piuttosto che restare a Torino. Ma hanno anche Paul Breitner e Giovane Elber. Ed ancora Katlheen Krueger – si proprio una donna! – che ha giocato nel FCB ed è stata nazionale di Karate ed oggi è Team Manager della prima squadra. Uli Hoeness, Mehmet Scholl, Roland Wohlfarth, Claudio Pizarro, che ha anche passaporto italiano, ma è dirigente del FCB, ed ancora Bixente Lizarazu, Lothar Matheus, che magari sarebbe potuto essere dirigente del'Inter, ma invece è tornano sempre alla base associativa tedesca.
Quella che aggrega e non dimentica, che unisce e non crea muri, che non cambia loghi, che ingrandisce gli stadi e fa praticare sport in tutte le salse.

Per questo il fallimento dello sport italiano, del calcio in particolare, è ormai sotto gli occhi di tutti e appare irreversibile. Solo lo sport associativo sul modello tedesco e del Sankt Pauli ci puo salvare!