Il fallimento dello sport e del calcio italiano (PARTE 1)

24.03.2021 08:23 di Luca Bolli   Vedi letture
Il fallimento dello sport e del calcio italiano (PARTE 1)

Scriviamo ormai da qualche tempo che lo sport in tutto il mondo è organizzato in maniera estremamente variegata, con piccole differenze da stato a stato, ma sempre su base partecipata dal basso e popolare.
Questo fatto, tuttavia, non sembra essere ben chiaro alle nostre Federazioni, qualsiasi esse siano, e purtroppo neanche al CONI. Notiamo anche un'estrema resistenza da parte dei mass media, che si arrampicano sugli specchi e scambiano l'azionariato popolare, che si basa su SpA o Srl, con l'associazionismo sportivo.

Il primo ha il proprio perno su azioni e capitale, che nulla possono avere a che fare con la partecipazione popolare (ne abbiamo parlato presentando il progetto Interspac); il secondo crediamo sia ben chiaro a chi ci segue, visto che lo abbiamo descritto in tutte le salse (leggetevi, tra gli altri i nostri report su Kiel, Benfica o Porto). È indubbio che quest'ultima sia l'unica e vera partecipazione popolare.

A proposito di come hanno reagito le associazioni tedesche alla crisi, una ricerca nei giorni scorsi scriveva di uno stato di cose tutto sommato buono, nonostante i fatturati siano diminuiti notevolmente: questo proprio per la loro struttura organizzativa che, appunto, si basa sul modello associazionistico. Ricordiamo infatti – per l'ennesima volta – che la Germania si fonda sulle associazioni sportive, nemmeno il blasonato Bayern Monaco fa eccezione.
Perché questo buono stato di salute? Per una risposta migliore desideriamo mettere a confronto due club come Bayern e Juventus, simili certo, ma con molte differenze di organizzazione, così da poter rendere maggiormente comprensibile il nostro discorso.

Innanzitutto partiamo dalle città dove hanno sede. Monaco poco piu di 1 milione di abitanti, Torino poco meno di 1 milione, quindi realtà urbane molto simili. Ambe due le squadre hanno uno stadio di proprietà, cosa non usuale in Germania, dato che la maggior parte delle strutture sono comunali e dati in gestione ai club per almeno 40/50 anni.

Ma l'Allianz Arena di Monaco ha una capienza di oltre 72.000 spettatori - e il FCB cerca continuamente di ampliarla – mentre quella dell'Allianz Stadium di Torino è di poco superiore alla metà e spesso registra qualche posto vuoto. La causa può essere trovata nella politica aggregativa del Bayern, che ha permesso di arrivare ad oltre 293.000 soci che affiancano e sostengono il club, senza sentire il bisogno di cambiare logo, ma andando in città, in Provincia e sopratutto in Regione a piantare le radici ed i valori della propria appartenenza. La Juventus, come tutti i club italiani, ha preferito intraprendere altre strade, battendo la strada dei mercati lontani, soprattutto asiatici, e cambiando il proprio logo. Esattamente come desidera fare l'Internazionale di Milano e come ha già fatto anche la AS Roma anni fa.

Un fatto questo che molti sottovalutano, ritenendo vitali i mercati esteri ed in particolare quelli asiatici, ma se manca una base forte e radicata sul territorio si rischiano dei clamorosi buchi nell'acqua. Inoltre nessuno si domanda come mai solo i club italiani modifichino il proprio logo: non lo fa il Real, non ci pensa il Manchester United, ma nemmeno il Celtic, sempre attaccatissimi alla loro storia e alla tradizione. E non lo fanno i club tedeschi o portoghesi: anzi il solito Sankt Pauli va contro corrente ed ha addirittura due loghi. Come a dire che la Juventus avrebbe potuto affiancare il nuovo al logo “dimissionato”, e lo stesso avrebbe potuto fare la Roma, per poi poter vendere meglio il “prodotto della capitale”.La strategia, invece, non ha avuto un seguito positivo, considerato che la Roma dista mille miglia dai propri tifosi, esattamente come tutti i club italiani.

Ma torniamo al dualismo Bayern/Juventus. Allianz è sponsor di entrambi i club, ma con due trattamenti differenti, a tutto vantaggio, ovviamente, dei Bavaresi che fanno pesare la base di 293.000 soci e gli oltre 72.000 spettatori allo stadio. Ed un confronto con la Juve non è nemmeno possibile farlo, perché i Bianconeri, esattamente come tutti i club italiani, non ha neanche un socio popolare, ma solo tanti azionisti sparsi nel mondo che non seguono e vivono le sorti della squadra. Cosa che invece possono fare e fanno i soci bavaresi, che praticano sport dalla mattina alla sera nelle strutture societarie, seguono il calcio femminile, il basket, le serie minori, baseball, pallamano, bocce, ginnastica, hockey su ghiaccio e chi più ne ha più ne metta.

Proprio in questo mancano i club italiani, non solo la Juventus, e tutto si traduce in meno peso e sostegno al CONI, al quale mancano tantissimi praticanti.

Domani, nella seconda parte di questo report, affronteremo altri aspetti che segnano l'abisso tra il modello sportivo tedesco e quello italiano.