‘Il calcio è della gente!’: la storia del Cava United FC

19.11.2020 09:11 di Stefano Pagnozzi   Vedi letture
‘Il calcio è della gente!’: la storia del Cava United FC

Dal tentativo di salvataggio del proprio club storico alla creazione di un progetto sportivo e sociale affine alle esperienze del Sankt Pauli, di cui spesso parliamo in questo spazio, la storia del Cava United FC è un’altra realtà italiana di sport, partecipazione e amore per il proprio territorio.

Dieci anni di impegno e perseveranza in una sintesi del percorso della piccola realtà di Cava de’ Tirreni raccontata a tuttostpauli.com da uno dei membri del club raggiunto dalla redazione: ‘’La storia del Cava United parte da lontano e, più precisamente, dalla nascita di Sogno Cavese nel  2010. Era l’ennesima estate travagliata per i tifosi della Cavese, in piena crisi societaria, un gruppo di tifosi decise così di dare vita ad una associazione di tifosi, Sogno Cavese appunto, basata sui principi fondanti della trasparenza, democraticità e sostenibilità, il cui obiettivo ultimo era di entrare nel capitale sociale della Cavese Calcio. Il primo anno di attività è stato dedicato a riportare entusiasmo in città attraverso una serie di iniziative anche a sfondo sociale e a diffondere i principi del calcio partecipato dal basso, consci che la subentrante società avrebbe avuto vita breve. Dopo il fallimento e dopo una serie di peripezie, per circa 2 anni l’Associazione si è esclusivamente dedicata ad attività sul territorio, utilizzando il calcio come strumento aggregativo e sociale. Nel 2014 poi, con una modifica statutaria, si decide di fondare un nuovo Club, il Cava United appunto.

Pensiamo che, in quanto sport più popolare al mondo, il calcio appartenga ai tifosi, agli appassionati. E questo anche per l’innegabile legame che c’è tra una squadra di calcio ed il territorio di riferimento. A parte i grandi club che spesso risultano avere un appeal addirittura transnazionale, le squadre di calcio rappresentano molto più di una società sportiva: sono storia, tradizione, appartenenza. In altri Paesi Europei tutto questo è realtà da anni e la Germania credo sia un caso emblematico. Certo, si tratta di un sistema socio-economico che vede la partecipazione dal basso anche nella gestione delle aziende. E’ davvero un’impresa riuscire a far passare concetti che dovrebbero essere il fondamento di qualsiasi Associazione/Società sportiva: trasparenza, sostenibilità, partecipazione.

Ci sentiamo e siamo diversi per definizione: siamo contemporaneamente proprietari, dirigenti, tifosi… E operiamo su base assolutamente volontaria in tutte le attività che svolgiamo. Chiunque entra nel nostro contesto (quadri tecnici, calciatori, staff) viene sin dal principio informato sul nostro modus operandi e si assume l’onere di entrare in un contesto dove a ciascuno è richiesto di fare la propria parte senza alcun tornaconto.

Il cosiddetto calcio minore per noi è ormai diventato il Calcio con la C maiuscola, quello che in termini di passione e impegno non ha nulla da invidiare al calcio dei milioni. Anzi, sarebbe necessario incoraggiare la pratica del calcio soprattutto ai livelli più bassi, sia per l’indubbio beneficio che deriva dall’attività fisica che per l’innegabile valore aggregativo e sociale derivante da un pallone che rotola sui campi polverosi di periferia.

Tramite Sogno Cavese svolgiamo ormai da anni numerose attività sul territorio: tra queste mi piace ricordare il Torneo ‘Alla viva il Parroco’, il Torneo ‘Il Calcio è della gente!” che coinvolge i bambini delle scuole elementari cittadine e la collaborazione con la Cooperativa Sociale La Fenice nell’organizzazione del Torneo ‘Scalciando insieme’ che vede protagonisti ragazzi e ragazze con disagio psichico ospitati da cooperative sociali e centri di igiene mentale.’’

L’associazione è auto-finanziata, democratica, inclusiva, schierata contro ogni forma di discriminazione e le sue attività sono in perfetta linea con il progetto politico-sportivo della nostra realtà del Sankt Pauli.