Il portiere della nazionale contro il primo ministro: Gulasci vs Orban 1-0

06.04.2021 23:13 di Luca Bolli   Vedi letture
Il portiere della nazionale contro il primo ministro: Gulasci vs Orban 1-0

Tanti cari saluti Zsolt Petry!
Se non conoscete le parole che hanno di fatto sancito il licenziamento del preparatore dei portieri dell'Hertha Berlino, ve le riproponiamo di seguito.
“L’Europa è un continente cristiano – aveva detto recentemente ad un giornale magiaro – e non mi piace vedere il declino morale che la sta travolgendo. Se non ti piace la migrazione, che ha portato tanti criminali in Europa, sei tacciato di essere un razzista. Stessa cosa se ti opponi alle famiglie arcobaleno. Gulácsi? La maggioranza degli ungheresi non sono d’accordo con lui sulle famiglie arcobaleno, non so cosa lo abbia spinto a difendere gli omosessuali, travestiti e persone con altre identità di genere. Al suo posto non l’avrei fatto”.

Parole che non sono piaciute all'Herta, associazione sportiva che in una nota ha ribadito la propria adesione “alla 'carta della diversità' e l'impegno nei valori come la diversità e la tolleranza”. Il rapporto è stato concluso di lì a poco.
Ma chi è il Gulácsi chiamato in causa da Zsolt Petry?

Il portiere nazionale ungherese e del Lipsia. Quel Péter Gulácsi che nei giorni scorsi aveva preso apertamente posizione, assieme alla moglie, contro le politiche liberticide ed omofobe del governo magiaro (appoggiato dagli amici sovranisti europei), che insiste nel limitare i diritti della comunità LGBTQI e che di recente, tra le altre cose, ha vietato l'adozione alle coppie omosessuali.
“Il fatto che non tutti siano uguali renderà il mondo più colorato – aveva scritto Gulácsi sui suoi profili social - la cosa più importante è l'amore, l'accettazione e la tolleranza per gli altri. Ogni bambino ha diritto di crescere in una famiglia felice, formata da un numero qualsiasi di persone, di qualsiasi genere, di qualsiasi colore, di qualsiasi religione”.
Gulacsi ha poi ribadito la sua vicinanza alle famiglie arcobaleno usando l'espressione “A család az család” (La famiglia è famiglia) ed il tag dell'associazione che porta proprio quel nome.

Andando contro Gulacsi e lo spirito di tolleranza, Zsolt Petry ha sottolineato la sua distanza dai valori dell'associazione per la quale lavorava. Il finale della (sua) storia era scontato. La stessa fine che vorremmo facessero tutti i sovranisti e le loro idee liberticide: parlare al vento di pseudovalori vuoti di ogni fondamento.