Minuto 53: Morike Sako

14.10.2020 22:24 di Alessandro Guberti   Vedi letture
Morike Sako
Morike Sako

È il 53esimo minuto. Agli undici metri dalla linea di porta, di fronte alla Curva Sud del Millerntor, il pallone è posizionato sul dischetto. Dietro di esso, in attesa, si erge una figura inverosimilmente alta e sottile in casacca marrone. Il Rostock sta conducendo per due a zero e il Sankt Pauli è ancora tramortito dai gol subiti in casa nei primi cinque minuti della partita. 

Il fischio. La rasoiata s’infila imprendibile nell’angolo in basso a destra del portiere. Il pubblico di fede pauliana si scatena in un boato liberatorio: si percepisce chiaramente che ora tutto è possibile. Morike Sako, testa rasata a zero, due metri e due di longilineità giacomettiana, l’ha messa al sicuro nel momento più incerto della partita. Ci si chiede come possa correre e calciare con due stanghe del genere. Ma Morike corre, calcia e risveglia dall’incubo un intero stadio fino ad allora imbambolato in quel venerdì sera freddo e piovigginoso del 6 marzo 2009. 

Nell’arena cittadina si affrontano il Sankt Pauli e gli arcirivali dell’Hansa Rostock in uno dei derby del Nord in assoluto più sentiti, con tifoserie profondamente divise da reciproca avversione e visioni politiche agli antipodi. Il Rostock, penultimo in classifica, deve assolutamente vincere per non compromettere ulteriormente una stagione decisamente deludente, tant’è che di fatto il destino dell’allenatore Dieter Eilts è appeso ai tre punti da conquistare sul complicato campo pauliano. Dopo un primo tempo asfittico e stralunato, la ciurma del Sankt Pauli raggiunge la pausa e a fatica imbrocca la via per lo spogliatoio, ma l’allenatore-bandiera Holger Stanislawski non li raggiunge. Terrà invece il suo discorso tattico più breve di sempre: comunica i nomi delle tre (tre!) sostituzioni e gira le spalle ai giocatori. Devono riflettere da soli su quello che sta succedendo e trovare la risposta. La squadra bianco-marrone torna in campo completamente cambiata, al fatidico 53esimo s’accaparra un calcio di rigore su fallo dal limite dell’area, trasformato con determinazione da Sako. Da quel momento lo stadio ribolle, si sente il vento in poppa, le onde s’alzano e la nebbia dei fumogeni accesi nell’intervallo dai tifosi dell’Hansa si dirada definitivamente. La navigazione dei Pirati riparte ed il suo marinaio più allampanato ed emblematico si trasforma da dinoccolata ombra a forza ispiratrice. Il pauliano Hoilett trova un gol di testa al 72esimo per poi realizzare all’84esimo la sua doppietta personale. Lo stadio è in burrasca, sugli spalti nessuno sa stare più fermo, è un uragano di emozioni strabordanti. Il Pauli vince con un’improbabile rimonta 3 a 2 e al di fuori dello stadio le scintille della sfida riaccendono il fuoco della profonda rivalità tra i due club anseatici: polizia, botti, sirene ed idranti in una lunga notte di scontri. 

Ma di quella partita rimarrà per sempre impressa la concitazione di Morike, che correndo dopo il gol verso i propri tifosi sembrava voler dire: “L’ho infilata! Ed ora rialziamoci!”.

Morike Sako si presenta di propria iniziativa nel gennaio 2007 al provino del Sankt Pauli (allora in terza divisione regionale) e viene ingaggiato il penultimo giorno prima della chiusura del calciomercato invernale: dopo l’addio di Felix Luz, ad Holger Stanislawski manca un attaccante “all’altezza” in centro-area e la comparsa di Morike convince subito il vice André Trulsen, che riconosce in lui non solo preziosi centimetri (ben 202) ed abilità tecniche, ma anche un qualcosa in più di indefinibile. Ed alla sua prima apparizione in campo in una partita ufficiale è amore a prima vista con il pubblico di fede pauliana: il 17 febbraio 2007, Morike entra in sostituzione contro il Lubecca ed il pubblico lo accoglie con giubilo, come non era mai accaduto nemmeno per giocatori più amati. Francese di origini maliane, una gioventù trascorsa nelle periferie lontane di Parigi, dopo qualche esperienza nelle leghe minori svizzere ed inglesi, approda alla terza liga tedesca. Di Amburgo e del Sankt Pauli non sa praticamente nulla, ne ha sentito vagamente parlare in tv in occasione dell’inaspettata vittoria contro il Bayern Monaco, allora fresco di titolo di campioni del mondo, nell’ormai nota impresa del Weltpokalsiegerbesieger. Viene subito folgorato dall’entusiasmo ed impegno dei supporter, tanto da definire il triennio per i Kiezkicker il periodo migliore della sua carriera e uno dei più felici della sua vita. Si è spesso confrontato nella sua infanzia con atteggiamenti discriminatori, così apprezza oltremodo la netta posizione antirazzista e antifascista del pubblico e della società e ne fa preziosa esperienza, in particolare alla levata di scudi dopo i pesanti attacchi xenofobi dei tifosi dell’Hansa, durante la partita persa per tre a zero dai pauliani in casa del Rostock nel settembre del 2008. È in quell’occasione che, probabilmente, nasce la voglia di riscatto che sei mesi dopo scaturirà nella rinascita della squadra al Millerntor, quando Morike, con determinazione e coraggio, darà l’incipit alla rimonta di un fin lì tramortito Sankt Pauli.

Seguono poi partite con alti e bassi, come da tradizione pauliana, ma nella seguente stagione 2009/2010 Morike aiuta la squadra nell’agognato raggiungimento della promozione in prima liga tedesca, entrando regolarmente dalla panchina. È il coronamento di un progetto, di un’idea, di un’intuizione realizzati con coraggio e passione. 

Sako, dove trovare ancora il tuo spirito e la tua convinzione? Abbiamo di nuovo bisogno di sogni alti ed ostinati come te.