110 anni di Storia sportiva in Italia ma nessuna Legge per lo Sport popolare

11.01.2021 22:08 di Massimo Finizio   Vedi letture
110 anni di Storia sportiva in Italia ma nessuna Legge per lo Sport popolare

Negli ultimi giorni i telegiornali hanno riportato la data storica del 6 gennaio 1911, quando fu presentata per la prima volta la maglia azzurra della nostra nazionale. 
È stato detto e scritto negli ultimi giorni sia dalla Rai che altri mass media che il colore si riferisce a quello del cielo, questo senza conoscere la storia. Il colore della maglia fa invece riferimento a quello del manto della Madonna, cui allora si mostrava devota la Casa Sabauda. Non a caso in quel periodo tante furono le associazioni sportive che si ispirarono a quel colore. Citiamo ad esempio il Como Calcio, che ha ancora oggi la casacca azzurra (e lo scudo sabaudo, unica città lombarda, nello stemma) e l’Unione Sportiva Savoia di Castellammare di Stabia (anche lei scudo sabaudo, oggi nota come Savoia), che perse in finale lo scudetto di calcio del campionato ‘23/’24 contro il Genoa Cricket & Football Club. 

In questi giorni si gioca una partita. Ma brutta, molto brutta. Sui giornali si legge che bisogna difendere il colore azzurro, in quanto il Comitato Olimpico Mondiale non ci farebbe partecipare alle Olimpiadi di Tokyo, perché il CONI non è indipendente dalla politica. Il Comitato Olimpico Mondiale non ha tutti i torti: la legge approvata il 06.08.2019, nemmeno due anni fa, con la trasformazione di CONI Servizi Spa in Sport e Salute entra a gamba tesa nell’organizzazione dello sport distruggendo la sua indipendenza. Il controllo della società passa al Ministero dello Sport (e quindi al governo), che ne nomina Presidente, Amministratore delegato e dirigenti chiave. L’attribuzione della cassa, prima era gestita dal CONI, a Sport e Salute, completa la dipendenza del sistema sportivo dalla politica.

La responsabilità di questo sfacelo è della Lega e del M5S, che con 154 sì, 54 no e 52 astenuti hanno fatto passare la legge. Chi lo scorso anno gridava "prima gli italiani" ha ottenuto il risultato che saranno proprio "primi gli italiani" ad essere esclusi dalle Olimpiadi.

E l’attuale governo che fa? Invece di sistemare le cose, propone con un disegno di legge, al momento in discussione in sede parlamentare, una cura che farà più danni della malattia che vorrebbe guarire.
Abbiamo letto il testo del disegno di legge in anteprima e siamo rimasti senza parole davanti a oltre 220 pagine di niente. Tra gli obiettivi che si prefigge la nuova legge: organizzare e sviluppare la pratica dell’attività fisica e sportiva nelle scuole, riordinare le norme di sicurezza per la costruzione e l’uso degli impianti sportivi, riformare le disposizioni in materia di enti sportivi professionistici e dilettantistici.

Sulla riforma e il sostegno allo sport popolare nemmeno una parola! Non dimentichiamo che, dati dei comitati olimpici alla mano, i tesserati presso il CONI di associazioni e praticanti sport in Italia sono quasi 5 milioni su 60 milioni di abitanti, in Germania sono 27,5 milioni su 80 milioni di abitanti e se prendiamo l’Australia c’è da mettersi le mani nei capelli: su 25 milioni di abitanti i tesserati sono addirittura 13 milioni e vincono le stesse medaglie di noi azzurri!

Il problema, lo sottolineiamo ancora una volta, sta nella nostra classe politica e nei media, che non hanno una visione d’insieme, che non conoscono lo sport e lo tengono soggiogato a influenze esterne e pressioni politiche.

Nel disegno di legge ci sarebbero tanti punti da obiettare. Ad esempio al capo II Società professionistiche Punto 7 è scritto che si dovrà costituire un organo consultivo con i tifosi. Sembrerebbe una cosa positiva, invece leggendo più avanti risaltano errori di giurisprudenza banali: il testo infatti consiglia di formare in seno alle SpA calcistiche un organo consultivo con pareri obbligatori ma non vincolanti (sic!); lo stesso organo poi elegge il proprio presidente, che potrà assistere alle assemblee dei soci. Altro errore giuridico: infatti non si tratta di assemblee di soci, ma assemblee di azionisti, per cui se il presidente eletto non dovesse essere anche azionista può partecipare, ma in teoria non avere parola.

Ecco qua: oltre 220 pagine presentate come disegno di legge sulla partecipazione popolare, dove invece non c’è una sola riga di VERA partecipazione popolare.
Difendiamo la maglia azzurra e tutti gli sportivi azzurri che hanno bisogno di una VERA legge sulla partecipazione popolare!