[ITA-DEU] E anche il Bari ci ha lasciato / Und auch Bari hat uns verlassen

08.07.2026 21:33 di  Massimo Finizio   vedi letture
[ITA-DEU] E anche il Bari ci ha lasciato / Und auch Bari hat uns verlassen
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Ed anche il Bari ci ha lasciato. E non per la prima o la seconda volta: purtroppo il Bari è praticamente abbonato a bancarotte e fallimenti, da quello del febbraio 2014 fino a quello del gennaio 2019, per arrivare ai giorni nostri.

I dati fanno riflettere su come il turbo-capitalismo italiano possa commettere così tanti errori. Se poi andiamo ad analizzare la gestione delle società per azioni calcistiche italiane, ci troviamo di fronte a club sistematicamente violentati da cordate di imprenditori spesso prive di esperienza sportiva. La possibilità di gestire contemporaneamente più società calcistiche porta inevitabilmente a intrecci e giochi di prestigio degni del mago Jean Eugène Robert-Houdin.

Il continuo scambio di giocatori tra società riconducibili agli stessi proprietari genera inevitabilmente valutazioni economiche discutibili e crea i presupposti per nuovi dissesti finanziari.

La possibilità di possedere più società di calcio rappresenta uno dei principali problemi ancora irrisolti in Italia. Alla mancanza di figure realmente competenti e provenienti dal mondo dello sport, come direttori generali e dirigenti con esperienza calcistica, si sostituiscono troppo spesso teste di legno, persone prive anche delle necessarie competenze economiche, spesso accomunate soltanto dallo stesso cognome o ridotte al ruolo di semplici prestanome. Così viene distrutto quel poco di sport e di calcio autentico che ancora sopravvive nel nostro Paese.

Il nostro sfogo, naturalmente, non è rivolto contro il Bari e tantomeno contro i tanti tifosi pugliesi che oggi vivono questo momento con le mani tra i capelli. Il nostro dito è puntato contro la politica che, ancora oggi, nemmeno in Commissione Cultura e Sport riesce a scrivere una legge capace di aiutare davvero lo sport e il calcio, mettendo un freno a quel turbo-capitalismo che da oltre vent'anni ha fatto danni peggiori di Attila e dei suoi Unni.

Ne avevamo già parlato anche prendendo come esempio il modello tedesco dello St. Pauli, un sistema profondamente diverso nella gestione dei club: St. Pauli, un modello da importare.

Parliamo di una FIGC troppo spesso ostaggio dei propri presidenti e di una Lega che, quando si parla di riforme, sembra interessarsi soltanto alla vendita della Supercoppa Italiana in Arabia Saudita. Nessuno controlla davvero i bilanci del Bari da anni, nonostante passività superiori ai 30 milioni di euro l'anno: perfino un bambino se ne sarebbe accorto. Ma il problema non riguarda soltanto il Bari. I controlli sono insufficienti su tutto il sistema.

Nessuno sembra avere un progetto serio per riformare i campionati. Una Serie C con oltre 60 squadre è un pozzo senza fondo, mentre un campionato di Serie B che dura quasi undici mesi rappresenta un'anomalia unica al mondo. Anche per questo il calcio italiano perde interesse, soprattutto all'estero.

Se poi il Borussia Dortmund riesce a portarsi a casa addirittura tre dei migliori talenti dei vivai italiani, è evidente che cambiare il presidente della FIGC non basta per risolvere i problemi. Non è una questione di cultura, come spesso si sente dire: è soprattutto una questione di organizzazione, competenza e volontà politica.

Proprio per questo sarebbe fondamentale che la politica affrontasse finalmente il tema con una vera riforma del sistema sportivo, come già evidenziato in occasione dei lavori della Commissione Sport della Camera: Commissione Sport in Parlamento.

Und auch Bari hat uns verlassen. Leider nicht zum ersten oder zweiten Mal: Bari scheint geradezu ein Abonnement auf Insolvenzen und Bankrotte zu besitzen – vom Konkurs im Februar 2014 über jenen im Januar 2019 bis hin zur aktuellen Situation.

Diese Zahlen geben Anlass zum Nachdenken. Der italienische Turbokapitalismus produziert immer wieder dieselben Fehler. Betrachtet man die Führung der italienischen Fußball-Aktiengesellschaften, erkennt man Vereine, die systematisch von Investorengruppen ohne echte sportliche Kompetenz missbraucht werden. Die Möglichkeit, mehrere Profivereine gleichzeitig zu kontrollieren, führt zwangsläufig zu undurchsichtigen Verflechtungen und Tricks, die eines Zauberers wie Jean Eugène Robert-Houdin würdig wären.

Der ständige Austausch von Spielern zwischen Vereinen derselben Eigentümer führt zwangsläufig zu fragwürdigen wirtschaftlichen Bewertungen und erhöht das Risiko neuer finanzieller Zusammenbrüche.

Die Möglichkeit, mehrere Fußballvereine gleichzeitig zu besitzen, ist eines der größten ungelösten Probleme des italienischen Fußballs. Anstelle qualifizierter Sportmanager übernehmen häufig Strohmänner oder Personen ohne wirtschaftliche und sportliche Erfahrung Verantwortung. Oft verbindet sie lediglich derselbe Familienname oder ihre Rolle als bloße Platzhalter. So wird zerstört, was vom echten Fußball in Italien noch übrig geblieben ist.

Unsere Kritik richtet sich selbstverständlich weder gegen Bari noch gegen die vielen Fans aus Apulien, die derzeit verzweifelt sind. Unsere Kritik richtet sich an die Politik, die bis heute keine wirksamen Gesetze verabschiedet hat, um den Fußball vor den Auswüchsen des Turbokapitalismus zu schützen.

Ein mögliches Vorbild wäre das deutsche Modell des FC St. Pauli, das wir bereits ausführlich vorgestellt haben: St. Pauli – ein Modell zum Nachahmen.

Der italienische Fußball leidet unter einer FIGC, die zu oft von ihren Präsidenten abhängig ist, und unter einer Liga, die bei Reformen lieber die Supercoppa Italiana nach Saudi-Arabien verkauft. Die Bilanzen vieler Vereine werden seit Jahren nicht ausreichend kontrolliert. Das betrifft nicht nur Bari, sondern das gesamte System.

Niemand scheint einen ernsthaften Reformplan zu haben. Eine Serie C mit mehr als 60 Vereinen ist wirtschaftlich kaum tragfähig, während eine Serie B, die fast elf Monate dauert, weltweit einzigartig ist. Auch deshalb verliert der italienische Fußball international zunehmend an Attraktivität.

Wenn Borussia Dortmund gleich drei der größten Talente aus italienischen Nachwuchsleistungszentren verpflichten kann, zeigt das deutlich, dass ein bloßer Präsidentenwechsel beim Verband keine Lösung darstellt. Es geht nicht um Kultur – es geht um Organisation, Kompetenz und politischen Willen.

Deshalb wäre eine echte Reform des italienischen Sportsystems dringend notwendig – ein Thema, das bereits im italienischen Parlament diskutiert wurde: Sportkommission des italienischen Parlaments.