Noi siamo per il Cesena del 1976/77
Nel 1976 il Cesena FC giocò in Coppa UEFA contro il 1. FC Magdeburg, squadra che il 24 aprile 1974 aveva sconfitto in finale di Coppa delle Coppe il grande AC Milan di Benetti, Rivera, Maldera, Bigon e Anquilletti.
Nel 1976/77 non si ricordano caroselli d’auto per le strade di Milano o Firenze, né celebrazioni mediatiche nelle televisioni italiane, dalla RAI alle emittenti commerciali, come invece accade oggi per realtà come il Como 1907.
Quel grande Cesena aveva giocatori illustri come Lamberto Boranga, portiere che ancora oggi continua a stupire battendo record europei e conquistando medaglie nei Mondiali master di atletica leggera. Quando si dice che le generazioni passate erano “di ferro”, non si sbaglia affatto.
C’erano poi Giancarlo Oddi, campione d’Italia con la SS Lazio nel 1974, e Pierluigi Cera, vincitore dello storico scudetto del Cagliari Calcio nel 1970. Giorgio Rognoni aveva invece conquistato scudetti e Coppe dei Campioni con il Milan.
Ma perché oggi non si celebra quel grande Cesena, prima squadra non capoluogo di provincia ad arrivare nelle coppe europee, costruita quasi esclusivamente con giocatori italiani? Affrontò un Magdeburgo pieno di campioni che hanno scritto la storia del calcio e perfino della politica sportiva tedesca: Pommerenke, Wolfgang Seguin e Jürgen Sparwasser, autore del celebre gol vittoria ai Mondiali del 1974 contro la Germania Ovest.
Vale anche la pena ricordare che proprio quel Magdeburgo venne eliminato nei quarti dalla Juventus FC, che poi conquistò la Coppa UEFA a Bilbao con una rosa composta esclusivamente da giocatori italiani, molti dei quali provenienti dal proprio settore giovanile. Anche Gian Piero Gasperini faceva parte di quel gruppo.
Oggi invece si celebrano soprattutto modelli costruiti attraverso fondi di investimento e capitali speculativi, mentre esperienze autentiche come il Cesena del 1976 o il AC ChievoVerona del 2006/07 vengono dimenticate. Eppure quelle squadre rappresentavano un calcio radicato nel territorio, sostenibile e legato alla crescita dei propri giovani.
I fondi di investimento e i capitali speculativi raramente portano qualcosa di buono al calcio italiano: spesso finiscono per impoverire l’identità dei club e distruggere i settori giovanili, trattando le società come semplici asset finanziari invece che come patrimoni sportivi e sociali. Dei vivai si parla tanto, ma nei fatti si investe sempre meno.
Ci dimentichiamo anche del US Livorno 1915, realtà amata o contestata, ma che rappresentava comunque un’identità forte e popolare del calcio italiano.
Godiamo pure per il Como, splendida città, ma probabilmente Alessandro Volta oggi storcerebbe il naso davanti a un calcio sempre più lontano dalle sue radici popolari.
Continuiamo a parlare di settori giovanili, ma i fatti raccontano altro. Eppure la soluzione sarebbe semplice: tornare a investire davvero nei giovani, nel territorio e nell’identità dei club. Il modello che proponiamo è la rivalutazione dei settori giovanili, dello sport di base e del calcio femminile. Noi proponiamo fatti e non parole vuote.
Im Jahr 1976 spielte der Cesena FC im UEFA-Pokal gegen den 1. FC Magdeburg, eine Mannschaft, die am 24. April 1974 im Finale des Europapokals der Pokalsieger den großen AC Milan mit Benetti, Rivera, Maldera, Bigon und Anquilletti besiegt hatte.
In der Saison 1976/77 erinnert man sich nicht an Autokorsos in den Straßen von Mailand oder Florenz und auch nicht an mediale Feiern im italienischen Fernsehen – weder bei der RAI noch bei privaten Sendern – wie es heute bei Vereinen wie Como 1907 der Fall ist.
Dieser große Cesena hatte bedeutende Spieler wie Lamberto Boranga, einen Torhüter, der noch heute überrascht und europäische Rekorde bricht sowie Medaillen bei Masters-Leichtathletik-Weltmeisterschaften gewinnt. Wenn man sagt, dass frühere Generationen „aus Eisen“ waren, ist das absolut richtig.
Außerdem gab es Giancarlo Oddi, italienischer Meister mit der SS Lazio im Jahr 1974, sowie Pierluigi Cera, Gewinner der historischen Meisterschaft des Cagliari Calcio 1970. Giorgio Rognoni gewann hingegen Meisterschaften und Europapokale mit dem AC Milan.
Link SS Lazio: https://www.tuttostpauli.com/associazionismo/societa-sportiva-lazio-1900-164
Warum wird dieser große Cesena heute nicht gefeiert – die erste Mannschaft außerhalb einer Provinzhauptstadt, die den Weg in den Europapokal fand und fast ausschließlich aus italienischen Spielern bestand? Sie traf auf ein Magdeburg voller Stars, die Fußball- und sogar Sportpolitikgeschichte in Deutschland geschrieben haben: Pommerenke, Wolfgang Seguin und Jürgen Sparwasser, Torschütze des berühmten Siegtors bei der WM 1974 gegen Westdeutschland.
Link 1. FC Magdeburg: https://www.tuttostpauli.com/associazionismo/fc-magdeburg-storia-del-nostro-prossimo-avversario-in-coppa-257
Es lohnt sich auch zu erinnern, dass genau dieses Magdeburg im Viertelfinale von Juventus FC ausgeschieden ist, die anschließend den UEFA-Pokal in Bilbao gewann – mit einem Kader ausschließlich italienischer Spieler, viele davon aus dem eigenen Jugendbereich. Auch Gian Piero Gasperini gehörte zu dieser Gruppe.
DDR-Hintergrund: https://www.tuttostpauli.com/personaggi/quando-la-ddr-aveva-giocatori-favolosi-joachim-streich-ci-ha-lasciato-a-71-anni-488
Heute werden vor allem Modelle gefeiert, die durch Investmentfonds und spekulatives Kapital entstehen, während authentische Erfahrungen wie Cesena 1976 oder AC ChievoVerona 2006/07 vergessen werden. Dabei standen diese Teams für einen Fußball mit regionaler Verwurzelung, Nachhaltigkeit und Jugendentwicklung.
Investmentfonds und Spekulationskapital bringen dem italienischen Fußball selten etwas Gutes: Sie schwächen oft die Identität der Vereine und zerstören Jugendakademien, indem sie Clubs wie Finanzanlagen statt wie sportliches und soziales Erbe behandeln. Über Nachwuchs wird viel gesprochen, aber immer weniger investiert.
Auch US Livorno 1915 wird oft vergessen – ein Verein, der geliebt oder kritisiert wurde, aber dennoch eine starke volkstümliche Identität des italienischen Fußballs darstellte.
Wir freuen uns über Como, eine wunderschöne Stadt, aber wahrscheinlich würde Alessandro Volta heute die Nase rümpfen über einen Fußball, der immer weiter von seinen volkstümlichen Wurzeln entfernt ist.
Wir sprechen ständig über Nachwuchsarbeit, aber die Realität zeigt etwas anderes. Die Lösung wäre einfach: wirklich in junge Spieler, Regionen und Vereinsidentität zu investieren. Unser Modell ist die Aufwertung der Jugendakademien, des Breitensports und des Frauenfußballs. Wir setzen auf Fakten, nicht auf leere Worte.
