Calcio e Memoria: il dovere morale di ricordare le vittime del nazismo

26.01.2021 19:12 di Luca Bolli   Vedi letture
Calcio e Memoria: il dovere morale di ricordare le vittime del nazismo

Il 27 gennaio di 76 anni fa le truppe sovietiche svelarono al mondo uno degli orrori più grandi della storia dell'uomo. Auschwitz e il folle progetto di sterminio nazista si sarebbero rivelati in modo compiuto solo a partire da quel giorno: ancora oggi, è un dato di fatto, troppe persone non riuscono o non vogliono fare i conti con quel tragico passato. Neonazisti, scettici e negazionisti, ma anche celebrazioni, esaltazioni, persino disinteresse o derisione: ogni “nostra” azione o parola concorre a reiterare quell'orrore.

In Germania l'Erinnerungstag, il Giorno della Memoria, diventa un dovere morale ed assume un valore sociale altissimo. Ovviamente lo sport – il calcio in primis con la sua eco mediatica – ricopre un ruolo attivo e da protagonista nelle celebrazioni del ricordo e così ogni 27 gennaio, o nei giorni immediatamente precedenti e successivi, le squadre della Deutscher Fußball Bund (Federazione calcistica tedesca) si schierano apertamente contro ogni forma di negazionismo e revisionismo. La stessa federazione ricorda le vittime dell'Olocausto, come nel caso di Emil Friedrich Martens (foto), la cui storia può essere letta nel sito della DFB. Ogni progetto delle squadre, invece, viene sviluppato in autonomia dalle società e dai Fanladen locali, ma è sempre il risultato di un articolato lavoro portato avanti dalle associazioni sportive: ciò significa, in poche parole, che non stiamo parlando di idee calate dall'alto o di eventi di facciata, ma di progetti condivisi e realizzati all'interno di comunità di migliaia di persone, che è poi il fulcro della responsabilità sociale dei club professionisti tedeschi. Anche questo è il bello dell'associazionismo sportivo!

In questi giorni a chi segue la Bundesliga sarà capitato e capiterà di vedere squadre come il Mainz o l'Augsburg celebrare la Giornata della Memoria in campo, sugli spalti ed in modi più o meno evidenti: delle iniziative di alcune squadre nemmeno avrete notizia, perché ricordare milioni di persone fatte morire letteralmente di fame e fatica è considerato del tutto normale.

Al grido di "Mai più" l'Augsburg ha preso posizione “contro la discriminazione, contro l'oblio delle atrocità disumane dei nazionalsocialisti e per una società cosmopolita e tollerante”, colorando le bandiere d'angolo e la fascia del capitano nella partita interna contro l'Union Berlino, mentre il 27 gennaio la WWK Arena brillerà con i colori dell'arcobaleno. Il Mainz ha preso ugualmente parte alle commemorazioni organizzando eventi tra il 27 gennaio e il 9 febbraio.

Non bastassero queste specifiche prese di posizione, va ricordato come le battaglie contro le discriminazioni siano continue e capillari, anche a livello di comunicazione. È di poche ore fa un tweet dello Schalke 04 dove l'associazione sportiva, attraverso un video, si schiera fortemente contro omofobia, razzismo ed emarginazione ed in favore di una ampia inclusione. Giocando anche sul cattivo momento della squadra, Stephan Brandner, membro di punta dell'AFD ed eletto nel Bundestag tedesco, ha retwittato il video deridendolo. Molti utenti hanno commentato sul social per stigmatizzare l'intervento del politico nazionalista, euroscettico ed anti-immigrazione: tra i tanti commenti si possono trovare anche quelli del Werder Brema, dell'Hertha Berlino e del Borussia Dortmund.

La risposta migliore, tuttavia, è stata quella dello Schalke: “Onorevole Brandner, prendere in giro valori come la diversità e la tolleranza è un male per un rappresentante eletto. Indipendentemente dalla nostra situazione sportiva: non scenderemo mai al suo livello”. Touchè.