Alle (vere) origini dell'odio verso Dietmar Hopp

Tutto il tifo tedesco sembra andare contro il patron dell'Hoffenheim, Dietmar Hopp. I media ne parlano, ma nessuno sembra aver davvero capito cosa si celi dietro tanto odio.
04.03.2020 21:00 di Luca Bolli   Vedi letture
Lo striscione della curva SP
Lo striscione della curva SP

Sinsheim, Baden Württemberg, ultimi minuti della partita di Bundesliga tra Hoffenheim e Bayern Monaco, con gli ospiti in vantaggio per 6-0. I tifosi bavaresi espongono uno striscione contro il presidente della squadra di casa, Dietmar Hopp, appellandolo “Hurenson”, più o meno “figlio di puttana”. L’arbitro immediatamente sospende la partita, le squadre abbandonano il campo, i giocatori bavaresi chiedono ai tifosi di rimuovere gli striscioni e, quando la partita riprende, non è più vera partita: si è ormai trasformata in un torello a centrocampo, in solidarietà a Hopp. Tutto il mondo giornalistico e sportivo tedesco, compresi i dirigenti dello stesso Bayern, si scagliano contro gli ultras bavaresi.
I media spiegano che la protesta trae origine dal fatto che Hopp sta aggirando la regola del 50+1, il principio cardine dell’associazionismo tedesco, ma in realtà la questione è più complessa. È una storia antica di tifo e repressione, come sempre raccontata in maniera impropria dai media tradizionali, anche italiani.

Ne abbiamo parlato con un ex dirigente italiano del St Pauli, oggi grosso esperto di calcio tedesco

Quando e come nasce questa storia?

Il primo fatto risale circa agli anni 2006/2007 quando il DS del Magonza, Christian Heidel, disse che l'Hoffenheim non avrebbe dovuto assolutamente far parte del calcio professionistico tedesco. La tesi fu appoggiata anche dall'amministratore delegato del Borussia Dortmund, il famoso Hans Joachim Watzke che, subentrando a gamba tesa sulla questione, definì l'Hoffenheim una squadra (non associazione come sarebbe stato corretto dire in Germania) di plastica: battuta che divenne anche storica, ma per l'Hoffenheim un soprannome (e uno sberleffo) in più da sopportare. Il bravo "partigiano" presidente signor Hopp chiese alla Federcalcio di essere difeso, ritenendo che questa fosse un'offesa "razzista". In questo modo, addirittura oltre 13 anni, ebbe inizio la lunga guerra che avrebbe portato ai fatti odierni.

Sono anni di incomprensioni, quindi, tra la DFB (la Figc tedesca) e le associazioni di tifosi in generale: quando due persone non si parlano, poi le cose degenerano ed ecco che nasce il casus belli. Alcuni anni fa i tifosi del Borussia Dortmund andarono ad Hoffenheim criticando il presidente e presero delle diffide. La "protesta" è andata avanti nel tempo, fino a che un paio di anni fa Hopp mise degli altoparlanti puntati verso il settore ospiti, così da non far sentire le urla ed i cori di quei tifosi. Da lì la situazione peggiorò anno dopo anno, fin quando, un paio di settimane fa. Hopp pretese una punizione collettiva: al Borussia furono comminate pesanti ammende, mentre ai tifosi fu vietata la trasferta a Sinsheim per i successivi due anni.

E poi?

Da qui i fatti della scorsa domenica quando il tifo del Bayern e numerose tifoserie dalla A alla C tedesca, addirittura fino alle serie dilettantistiche, hanno testimoniato in maniera compatta ma differente piena solidarietà con il Borussia Dortmund. La protesta di quelli del Bayern ha avuto maggiore risalto, ma altre tifoserie come il Sankt Pauli hanno puntato - giustamente - il dito contro la DFB.
“Razzismo, sessismo e omofobia a voi non fregano nulla, per il calcio moderno siete sempre in prima fila, andate a fanculo” si è letto in curva sud al Millerntor; oppure in curva nord è apparso “Per il capitalista offeso fermate le partite, per il razzismo invece ignorate. DFB merda”. E ancora in gradinata “Hopp hopp hopp trotta trotta maialino che il mondo è bello”, con chiaro riferimento al cognome del presidente dell’Hoffenheim.

Davvero in tutte le categorie si sono avute proteste?

Sì, in tutte o quasi le categorie e curve. In serie C è stata sospesa un partita solo perché i tifosi facevano una domanda provocatoria, ma sempre lecita alla DFB. Poi Hannover ha fatto uno striscione eloquente: “Hoffenheim = Lipsia”, con riferimento al RB Lipsia, che aggira clamorosamente la regola dell'associazionismo. Una delle squadre più odiate della nazione.

Quindi non è stata una semplice protesta delle associazioni a favore della regola del 50+1, ma l’ennesima puntata di una lunga lotta tra Hopp e i tifosi, con diffide collettive con il beneplacito della Lega?

Esatto. E il bello deve ancora venire: la UEFA ha dato chiare direttive in questo senso per come e quando interrompere una partita, soprattutto in presenza di atteggiamenti razzisti. Da qui la chiara protesta e richiesta degli striscioni del Sankt Pauli. La UEFA impone, lo sappiamo anche noi in Italia, che debba essere prima l’altoparlante a chiedere un migliore atteggiamento dei tifosi, poi l’arbitro deve richiamare all´ordine e solo alla fine si passa all’interruzione della partita. Per Dietmar Hopp sono passati immediatamente all´interruzione della partita (punto 3 UEFA), mentre per i fatti razzisti delle scorse settimane non si è passati neanche dal punto 1. Insomma, due pesi e due misure, che poi invece hanno portato immediatamente a diffidare tutti i tifosi che hanno espresso il loro disappunto.

Come giudichi lo striscione degli ultras del Bayern Monaco?

Sono della stessa opinione dell’ex Direttore sportivo del St Pauli (ed anche consigliere DFB) Andreas Rettig: sono assolutamente arrabbiato, forse sono anche più dispiaciuto, ma soprattutto sono dell´avviso che questa forma di critica "offensiva" sia tatticamente errata.

Per quale motivo?

Per capirlo è sufficiente vedere le reazioni all’episodio: tutti ne parlano, dal TG di Raisport ai siti italiani e così via. Parlano dello striscione e non del vero problema rilevante, ovvero delle varie diffide collettive, che non portano a nulla e sono anche discriminatorie. Oggi anche la DFL (Lega) si è detta contrariata nei fatti e non più propensa alle diffide, specie se per gruppi curve ecc. Si è arrivati a parlare quasi esclusivamente del 50+1, che però in questo caso non c’entra molto, se non marginalmente.

E perché’ solo marginalmente?

Lipsia è il primo vero obiettivo e concausa della grande battaglia a difesa del sistema 50+1 in Germania e, come sapete, qui tutte le tifoserie sono unite. È vero che Hoffenheim è, nel suo piccolo, molto simile al Lipsia e che dietro a Dietmar Hopp si cela un tentativo molto più perfido di buttare giù il famoso modello associazionistico teutonico, ma questo non giustifica l’autogol dei tifosi del Bayern, che non hanno centrato bene il problema.
Invece sono stati ottimi anche questa volta gli USP (Ultrà Sankt Pauli), che con i loro striscioni non hanno fatto scivolare il problema su altri binari.