The Wakes: scozzesi all'anagrafe, antifascisti nel cuore

04.03.2021 11:07 di Giuseppe Leotta   Vedi letture
Giuseppe Leotta Paul Sheridan
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Giuseppe Leotta  Paul Sheridan

Hanno iniziato ad esibirsi a Glasgow nel 2006 cambiando vari nomi (fra cui Murphy's Law) e, nel 2007, hanno assunto la denominazione attuale: The Wakes. Sono autori di “Pirates of the League”, un’ode al St. Pauli presentata per la prima volta dal vivo durante un’esibizione al Knust di Amburgo. Questo concerto ha accresciuto di molto la loro fama in terra di Germania tant’è che sono stati persino invitati ad esibirsi nell’ambito dell’evento di celebrazione per i 100 anni dell’ F.C. St. Pauli che ha avuto luogo nel 2010 presso il Millerntor Stadion. Ad oggi hanno pubblicato cinque album (These Hands nel 2007, No Irish Need Apply nel 2009, Stripped Back Sessions Vol. 1 nel 2011, The Red and the Green nel 2013 e Venceremos nel 2016). La line-up attuale prevede Paul Sheridan (voce e chitarra acustica), Chris Cruikshank (basso), Eamonn Maguire (batteria), Christopher James Sheridan (harmonica), Danny McGuinness (flauto), Conor Markey (banjo, mandolino e chitarra elettrica). La loro musica è una fusion di folk tradizionale irlandese, punk-rock e funk. I testi, di cui Paul Sheridan è l’autore per la maggior parte, abbracciano temi quali l’immigrazione, i diritti sociali e civili, il lavoro, la resistenza ed hanno una marcata connotazione antifascista.

Paul Sheridan, ha gentilmente raccolto l’invito di fare una chiacchierata con TuttoStPauli.

Paul, facciamo un tuffo nel passato: quando è stata la prima volta che ci siamo incontrati?

Agosto 2003, all’ “Hoops” di Glasgow, un noto pub sulla mitica Gallowgate dove stavo suonando assieme ad Alan Quinn degli Shebeen. Ricordo che c’era in programma il preliminare di Champions League: Celtic vs MTK Hungaria. Da quell momento ci siamo rivisti mote altre volte e sei anche stato ospite a casa dei miei genitori. Ricordo benissimo quando siamo stati assieme – io a suonare e tu a bere – ad un evento con gli ex attaccanti del Celtic Frank McAvennie e Frank McGarvey che si è tenuto al “Botany”, un pub situato nella zona di Maryhill.

Abbiamo fatto anche un tour insieme in Irlanda durante la Pasqua del 2005! Il tuo ultimo tour con gli Shebeen!

Corretto. Ho suonato con gli Shebeen per l’utima volta la Domenica di Pasqua al “Devenish” di Belfast.

Poi hai fondato la tua band attuale, “The Wakes”. Perché hai preso questa decisione?

Volevo fare qualcosa di differente, scrivere canzoni e andare in una direzione leggermente diversa. Dopo aver lasciato gli Shebeen ho cominciato ad esibirmi da solo o in duo con Joe Hayes che, come me, aveva lasciato la band. Abbiamo performato insieme per circa un anno, con formazioni diverse e senza avere un nome. A me (chitarra acustica e voce) e Joe (basso) si sono pian piano uniti Chris Cruikshank al mandolino e al flauto, poi Magintie alla batteria, Pearo al flauto e, dulcis in fundo, dopo essersi fatto pregare un po’, si è aggregato anche mio fratello Christopher James con la sua armonica. Ricordo che avevamo un problema di non poco conto: il nostro mixer era dotato di solo tre ingressi, quindi dovevamo suonare a turno. È stato solo successivamente, quando abbiamo iniziato a prendere le cose un po’ più sul serio, che abbiamo deciso di formare ufficialmente una band. Dopo varie prove che ci hanno portato a cambiare nome con cadenza settimanale, nel febbraio del 2007, dopo un curer (n.d.r. bevanda finalizzata a "curare" una sbronza) consumato all’ “Admiral”,  abbiamo infine deciso di chiamarci "The Wakes".

Parliamo del primo album "These Hands": una serie di cover con l’aggiunta di una traccia originale (Cinderella Story)…

In realtà anche la title track “These Hands” è un pezzo originale che ho scritto nell'ottobre del 2006 quando mi trovavo a Londra per un concerto. Finito di suonare sono capitato ad una festa privata assieme ai BibleCode Sundays. Enda (n.d.r. Mulloy, bassista dei BibleCode Sundays) e Joe Moran (n.d.r. all’epoca membro dei BibleCode Sundays) hanno suonato le prime due strofe di “Mayo Moon” e io ho intonato le prime due di “These Hands” che avevo scritto qualche giorno prima. Mi è sempre piaciuto scrivere canzoni, ma non ero sicuro di essere bravo a farlo. Joe Hayes mi aveva sentito cantare “Cinderella Story” durante una sessione di prove e mi aveva incoraggiato a suonarla anche dal vivo. Ciò mi ha fatto acquisire maggiore fiducia e quando nell’aprile 2007 abbiamo inciso l’album avevo già scritto anche “Southside Paddy” anche se non era ancora pronta per essere registrata. Avevamo investito nell'attrezzatura per la registrazione, ma quell'estate Joe si sarebbe trasferito per vivere in Spagna così decidemmo di registrare l’album prima della sua partenza, in parte in studio ed in parte dal vivo. Abbiamo fatto tutto da soli e quando abbiamo ultimato il lavoro, Joe si era appena trasferito. Da quell momento in avanti si è esibito ancora per qualche concerto ed infine è stato “sostituito” al basso da Chris.

Quale album è venuto dopo?

No Irish Need Apply”, che contiene per la maggior parte canzoni originali a cui abbiamo affiancato le cover di “Free the People”, “Bella Ciao” e “Saint Patrick's Battalion”. Temi trattati? La diaspora irlandese e i suoi discendenti, il Celtic, James Connolly, il razzismo anti-irlandese nel passato e nel presente. Abbiamo anche iniziato a muoverci verso una linea politica decisamente di sinistra che sarà ancora più evidente negli album successivi.

Avete quindi pubblicato altri due album in studio "The Red and The Green" nel 2013 e "Venceremos" nel 2016 ...

Sì, penso che a quel punto il nostro stile musicale si stesse evolvendo verso un misto di rock, punk, ska, e folk che da allora è  il nostro marchio di fabbrica. Volevamo fare grande “rumore”, ma allo stesso tempo avere il messaggio, la storia e i testi. “The Red and the Green” e “Venceremos” sono più vicini al nostro sound attuale. Devo tuttavia precisare che prima dei due album da te menzionati abbiamo registrato anche "Stripped Back Sessions", una serie di cover canzoni a noi care che abbiamo avuto l’onore di reinterpretare . L'anno scorso stavamo mettendo da parte i soldi per registrare un nuovo album, ma poi la pandemia ci ha costretto ad usare quei fondi per pagare l’affitto del nostro magazzino dal momento che è stato impossibile esibirsi dal vivo. Abbiamo provato a registrare l’album in proprio, ma il virus non ha dato tregua per cui abbiamo messo in pausa questo progetto fino a quando non potremo portarlo avanti in sicurezza e con lo standard di qualità che vogliamo.

La tua musica è ricca di canzoni ispirate dal calcio. Perché?

Siamo tutti tifosi del Celtic. Penso che i discendenti irlandesi siano molto legati al Club che, di conseguenza, è entrato in modo naturale anche nella nostra musica. Alcuni dei concerti del primo periodo hanno visto in scaletta molte canzoni in qualche modo legate al Celtic; pertanto anche quando abbiamo cominciato a produrre la nostra musica quel legame è stato mantenuto, anzi alimentato, con canzoni originali come "The Uncrowned King of Football" o "Lisbon 67". Mio padre mi ha parlato dei Leoni di Lisbona e mi ha cantato la canzone di Johnny Thompson che ero ancora un bambino, quindi è qualcosa che viene tramandato di generazione in generazione. Quando cresci e incominci a seguire il calcio, sai che c'è solo un posto in cui vorresti essere il sabato alle 15:00: attraverso l'angoscia e le lacrime fino alla gioia e agli applausi, calciando ogni palla nella tua testa. Penso che vivere gli anni ’90, gli anni bui del mio club, quando stavo iniziando a giocare a calcio in un certo senso mi abbia temprato. Come tifoso negli ultimi anni sono stato benedetto da una buona dose di fortuna…forse non a sufficienza nella stagione attuale però!

Se dico “St. Pauli”, cosa mi rispondi?

Sono diventato un fan del St. Pauli crescendo con l’età. Ho appreso dell’esistenza di questo club quando avevo all’incirca 15 anni e, da quell momento, ho incominciato a far caso alle magliette raffiguranti il simbolo del pirata che vedevo indossate dal pubblico durante le partite del Celtic. Dall’età di 21 anni il mio interesse è cresciuto tant’è che mi informavo dei risultati conseguiti dal St. Pauli consultando la rivista World Soccer. Poi, con l’avvento di internet, è stato tutto più semplice. Sono andato a St. Pauli per la prima volta nel 2004 e mi sono esibito con gli Shebeen. Quando sono ritornato nel 2008 con i The Wakes mi sono molto legato al club. Proprio per quell’occasione abbiamo composto “Pirates of the League” che è stata inserita in un album di raccolta fondi per la costruzione della sala dei soci (Fanräume) all’interno di una nuova tribuna dello stadio. Nel corso degli anni sono stato nella vecchia e nella nuova Gegengerade per sostenere la squadra. Non tutte le volte che avrei voluto, ma ciò è dovuto al mio lavoro di musicista. Il mio amore profondo per il St. Pauli deriva dalla loro “filosofia”, dal loro modo di vedere e dai loro fan. Una delle conseguenze più tristi della brexit è che salire su un aereo la mattina per vedere la partita ad Amburgo la sera potrebbe non essere più così facile come una volta. Sono molto orgoglioso di essere stato anche una piccola parte della loro storia attraverso la musica. Li tengo molto vicini al mio cuore. 

Un altro tema molto presente nella tua musica è l'immigrazione. Chi ha un background irlandese non puoi ignorarlo ... vero?

Sì. Penso che la prospettiva di un irlandese di terza o quarta generazione sia però una prospettiva diversa da quella di chi vive in Irlanda. La nostra musica è molto legata all'immigrazione irlandese, ma dal punto di vista di coloro che hanno dovuto lasciare l'isola. Supportiamo coloro che fuggono da guerre, persecuzioni, carestie o desiderano una vita migliore. Non sarei qui se il mio bisnonno non fosse stato un rifugiato economico e, anche per tale ragione, ritengo sia un mio preciso dovere sostenere i rifugiati.

Sei mai stato in Italia? .... lo so che lo sei :)

Sì. In due occasioni. Una volta da bambino e una volta a suonare per il tuo dottorato e per il tuo amico candidato alle elezioni per un partito di sinistra. Se non ricordo male avevate organizzato una festa assieme e mi presentasti un membro del parlamento europeo che era presente (n.d.r. Nicola Zingaretti). Con i The Wakes abbiamo cercato di suonare e fare tournée in Italia ma non siamo riusciti ... ancora. È un paese bellissimo. Mi sono esibito in più occasioni in Scozia con i Los Fastidios (n.d.r. band di Verona). Considero Enrico (n.d.r. De Angelis, vocalist del gruppo) un compagno e un amico. Due anni fa abbiamo registrato assieme la canzone di Slime "Let’s Get United", quando è possibile proviamo a suonare insieme qui in Scozia e all'estero. Ma i miei punti di contatto con l'Italia non riguardano solo la musica: mio nonno materno stava studiando per diventare prete al collegio scozzese di Roma quando scoppiò la seconda guerra mondiale. Fuggì in Scozia, incontrò mia nonna e non tornò mai più. Roma ha sempre avuto un posto speciale nel cuore di mia nonna tant’è che quando ci sono andato lei mi ha chiesto una fotografia di Piazza di Spagna dove mio nonno era solito sedersi a leggere durante il giorno. 

Hai in programma di ritornare?

Ho due biglietti per i quarti di finale degli europei di calcio. Tuttavia, non credo che potrò viaggiare a causa delle restrizioni dovute al covid. Tornerò di certo quando avremo superato questo terribile momento .

Ok Paul, i The Wakes sono prenotati per il prossimo evento che organizzeremo a Roma ...

Certo, amico mio. Speriamo di poterci riuscire nel 2022.

Ma ... prima del concerto dobbiamo giocare a subbuteo, non dimenticarlo. Questa è la cosa più importante! :)

Prevedo una vittoria in casa per te, ma sarà una dura battaglia.