Interviste pirata: il giornalista Darwin Pastorin

14.11.2020 21:23 di Massimo Finizio   Vedi letture
Eraldo Pecci e Darwin Pastorin
Eraldo Pecci e Darwin Pastorin

Darwin Pastorin nasce a San Paolo (Sankt Pauli, quando si dice la coincidenza), in Brasile da una delle tante famiglie dalle radici italiane, emigranti come poi tutti noi. È stato redattore al Guerin Sportivo, inviato speciale e vice direttore a Tuttosport, direttore a Tele+, Stream, ai nuovi programmi di Sky Sport, La7 Sport e Quartarete TV. Ha collaborato con il Manifesto, Liberazione e l’Unità. Inoltre ha scritto numerosi Libri mettendo insieme calcio e letteratura, memoria personale e collettiva. Giovanni Arpino e Vladimiro Caminiti sono tra i suoi Maestri, ha condotto anche trasmissioni come "Le partite non finiscono mai", oppure come "Le teorie di Darwin" e l'indimenticabile "Il gol sopra Berlino", chiaro riferimento e tributo a Wim Wenders. 

Non poteva quindi mancare una bella chiacchierata telefonica unita ad uno scambio epistolare via email rispondendo ad alcune domande che vi presentiamo, buona lettura 

Ciao Darwin, dopo aver collaborato con tantissime testate e redazioni sportive, cosa fai oggi?

Continuo a scrivere, a collaborare per giornali e periodici. Ho un blog su Huffington Post. Partecipo a trasmissioni televisive e radiofoniche. Soprattutto, leggo molto. Leggere è la mia forma di resistenza. 

Da tanto tempo sei un grandissimo tifoso del Sankt Pauli. Quando e come sei entrato a far parte di questa grande famiglia? 

La scoperta del Sankt Pauli mi ha aperto, già da molti anni, un mondo anche grazie alle informazioni continue ricevute dalle Brigate Garibaldi e TuttoStPauli. È un fenomeno davvero straordinario che mette insieme calcio e tolleranza, calcio e lotta sociale. Ci sono squadre che rappresentano fondamentali punti di riferimento sportivi e politici. Penso, ad esempio, da italo-brasiliano, alla splendida stagione della “Democracia Corinthiana”, che, negli Anni Ottanta, portò in Brasile, nel pieno della dittatura, parole importanti come “democrazia” e “libertà”. E voglio ricordare il leader di quel movimento: il fuoriclasse Sócrates, l’intellettuale che leggeva Gramsci. 

Il Sankt Pauli è campione nel calcio per non vedenti e campione nel rugby (8 scudetti vinti), è fortissimo nel beach-volley e va bene anche nel triathlon. come mai in Italia nessuno conosce questi fatti sportivi? 

Giornali e social hanno parlato e parlano del “fenomeno Sankt Pauli”: soprattutto su internet possiamo trovare molte informazioni su un’esperienza sportiva davvero unica. E la squadra di Amburgo può contare su molti simpatizzanti in ogni anfratto del mondo. Una storia di ideali e valori, una storia che esce dal campo per entrare nella vita di ogni giorno.

Il modello associativo tedesco, che noi chiamiamo modello Sankt Pauli, ha un notevole impatto sociale contro razzismo e discriminazione e favorisce competitività sportiva senza gravare sul bilancio. Quali potrebbero essere le difficoltà a importare in Italia questo modello?

Anche in Italia il calcio si sta dando da fare per abbattere il muro del razzismo e della discriminazione. La strada è ancora lunga, ma ci sono molti segnali positivi. Non è più possibile rimanere indifferenti. 

In Italia fioriscono decine di associazioni sportive di base i cui valori fondativi sono in linea con quelli associativi tedeschi e del Sankt Pauli: purtroppo sono poco conosciute e non riescono a fare rete tra di loro, anche a causa di un quadro normativo insufficiente. Pensi che lo sviluppo di queste associazioni, magari anche affiancata da una nuova legge sullo sport a loro sostegno, possa aiutare la ripresa dello sport italiano a livello di federazioni e di CONI?

Bisogna lavorare a vari livelli, soprattutto sotto l’aspetto sportivo e politico. Bisogna sensibilizzare tutto lo sport italiano e parlare di emigrazione e antirazzismo nelle scuole, nei club sportivi, coinvolgere più giovani possibili. Quei giovani che rappresentano la nostra speranza e il nostro futuro. 

Da ex redattore di Tuttosport, pensi che sia importante coinvolgere i media sportivi italiani in un pubblico dibattito sull'associazionismo? Dovremmo quindi sentire anche la loro opinione? Mi riferisco ai direttori o redattori di Tuttosport, del Corriere  dello Sport/Stadio e della Gazzetta? Cosa ne pensi?

I giornali sono presenti. Il calcio, soprattutto, non è solo una questione di risultati, di tecnica e di tattica, di campioni o di gregari, di gol e autogol: è anche, come insegnava Jean-Paul Sartre, una “metafora della vita”. In questo senso, il “laboratorio” Sankt Pauli deve essere preso come un punto di riferimento. Soprattutto per quanto concerne la lotta contro il razzismo e l’omofobia ed associazionismo quindi partecipazione. 

Come può uscire lo sport italiano dalla crisi (e non ci riferiamo solo all'emergenza COVID)? 

Recuperando un pallone intenso come epifania, innocenza e bellezza. Ritrovo il grande scrittore uruguaiano Eduardo Galeano. Un giornalista chiese alla teologa tedesca Dorothee Sölle: ‘“Come spiegherebbe a un bambino cosa è la felicità?” “Non glielo spiegherei”, rispose, “gli darei un pallone per farlo giocare”. Ecco: bisognerebbe recuperare, sotto tanti punti di vista, la felicità. 

Tuttostpauli.com ti ringrazia affettuosamente logicamente un abbraccio solo virtuale, come tutti sanno Forza Sankt Pauli e Forza Darwin! Grazie adelante!