Siamo tutti fratelli

“Fratelli tutti” è un pugno diretto in faccia ai politici carichi di odio che, in cambio di qualche voto, non vogliono ricordare chi siamo stati davvero
07.10.2020 22:22 di  Luca Bolli   vedi letture
Siamo tutti fratelli

Chiamiamo idealmente a raccolta i vari Totti, Toldo e Moser, ma anche Dall'Olio, grande giocatore del Volley modenese e mondiale, ed il cestista Ihedioha Ikechukwu. Hanno tutti in comune un bel nome e tutti sono degli sportivi, chi più chi meno, conosciuti. Sono tutti fratelli dello sport e nello sport e chissà se anche loro hanno letto la nuova enciclica del Santo Padre Francesco Bergoglio, "Fratelli tutti", uscita un paio di giorni or sono.

Il titolo non dovrebbe nemmeno sorprendere e certo non vorremmo qui parlare di materia confessionale: ma questa è veramente solo religione? Siamo degli sportivi, magari molti cresciuti negli anni '80, quando lo sport era veramente fratellanza ed unione ed oggi questa Enciclica ci appare come un macigno scagliato contro una società che divide, genera odio e che pensa solo al profitto. Sentiamo per questo il bisogno di parlarne, anche perché noi siamo del Sankt Pauli.

Sentirsi tutti fratelli al Sankt Pauli è una cosa normale. Essere uomo o donna, musulmano, ebreo, protestante o ortodosso, bianco, nero o giallo non ha alcuna importanza: tutti sono fratelli e tutti devono considerarsi benvenuti.
Invece in Italia questa Enciclica è stata percepita quasi come un'offesa, soprattutto da parte di chi - guarda caso! - continua a tentare di dividere la società puntando su slogan omofobi e razzisti.

Sul sagrato di Piazza san Pietro campeggia una nuova statua di un malinconico marrone scuro: raffigura una nave con tanti migranti e chissà per quanto sarebbe rimasta intatta se solo fosse stata esposta in una qualsiasi piazza italiana. Fortunatamente, invece, sta lì, a perpetuo monito per tutti, esattamente sotto la finestra di Papa Francesco.

“Prima gli Italiani” migravano con le loro navi verso il Sud America, tra Argentina, Cile Uruguay Brasile: era la meta più agognata come ci ricordano le famiglie Maradona, Batistuta, Altafini ed anche Peron, con quest'ultima che migrava dalla Sardegna.

“Prima gli Italiani” migravano con le navi verso l'Australia e venivano accolti come le famiglie Vieri e Bresciano.

“Prima gli italiani” migravano con le loro navi e tutti ci riconoscevano il merito di una cultura sconfinata, di conoscenze e innovazioni che hanno fatto la differenza nel mondo. Meucci o Montalcini, ma anche i vari De Niro, Scorsese, Springsteen. Sì pure lui, cresciuto con la madre napoletana a Little Italy, dove poi iniziò a cantare.

“Prima gli Italiani” migravano con le navi da Genova e Venezia, alla ricerca di nuove terre e culture, ammiravano quelle altrui e scambiavano conoscenze e abilità, magari per costruire porti e torri: come quella di Galata, costruita alle porte di Costantinopoli, il cui nome discende dalla parola genovese “gala” (calare), dalla quale altri migranti faranno derivare il nome dell'associazione del Galatasaray.

“Prima gli italiani” andavano in Palestina, in Iran ed in Ucraina. Io stesso ho incontrato persone che mi hanno mostrato il proprio passaporto sovietico con impresso sopra un cognome chiaramente italiano. Mi dicevano “siamo tutti fratelli”. Ho incontrato una ragazza che chiedeva aiuto proprio a Sankt Pauli ed io non capivo come poterle dare una mano; mi parlava con forte accento napoletano, ma mai le avrei creduto se non mi avesse mostrato, dietro mia insistenza proprio come un novello San Tommaso, il passaporto Siriano. Mi ha detto “siamo in tanti e nessuno ci vuole, vengo da Aleppo!”. Lei, insieme ad altre famiglie, era sbarcata a Lampedusa, ed alcuni politici avrebbero voluto ributtarla in mare.

Noi, che abbiamo contribuito a costruire il mondo, eravamo apprezzati per la cultura e la saggezza. Oggi stiamo dilapidando tutto.

“Fratelli tutti” è un pugno diretto al razzismo di alcuni ignoranti di oggi – soprattutto di quelli che non conoscono la propria storia – ma anche e soprattutto un colpo in faccia ai politici carichi di odio, quelli che non hanno memoria e non vogliono ricordare, in cambio di qualche voto, chi siamo stati davvero.

Per questo grazie Francesco e grazie a tutte le realtà sportive, singoli o associazioni che siano, che come il Sankt Pauli abbracciano questa fratellanza senza confini, uniti nelle diversità e nelle difficoltà. Perché davvero “Siamo tutti fratelli”.

                                                                                                                                                                          Massimo Finizio - Direttore Tuttostpauli.com