Parte la mobilitazione a sostengo del sindaco antirazzista Mimmo Lucano

19.10.2021 18:00 di Silvio Messinetti   vedi letture
Parte la mobilitazione a sostengo del sindaco antirazzista Mimmo Lucano

Iniziamo oggi la collaborazione con Silvio Messinetti, avvocato e corrispondente dalla Calabria per il quotidiano Il Manifesto. Silvio fu forse il primo ad essere venuto a Sankt Pauli nostro ospite in tempi ormai lontani e da sempre è un tifoso dei Pirati. Oggi ci racconta della vicenda giudiziaria di Mimmo Lucano, ex sindaco della bellissima Locri che a suo tempo ospitò anche un'edizione dei mondiali antirazzisti (la redazione).

Chiunque voglia sostenere la causa di Mimmo Lucano può effettuare una donazione libera o destinare il proprio 5X1000 all'Onlus A Buon Diritto (https://www.abuondiritto.it/sostienici)

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L’ultima è stata l’Associazione Peppino Impastato (dal nome del militante di Democrazia Proletaria ucciso dalla mafia 42 anni fa) che ha lanciato una raccolta fondi per sostenere le esorbitanti spese processuali e giudiziali. Dal 7 ottobre era già stato il Forum A Buon diritto ad avviare un crowfunding a suo sostegno. Per Mimmo Lucano si mobilita l’Italia che non si rassegna, che resiste e che lotta per una giustizia giusta, “Attenderemo le motivazioni della sentenza e l’esito dei successivi gradi di giudizio, ma la vicenda presenta tutti i contorni di una punizione esemplare per una certa idea di accoglienza dei migranti, e sanziona in modo pesantissimo illeciti, se tali fossero, non “contro” l’umanità, ma “per” l'umanità. In attesa del processo di appello che - ci auguriamo - saprà restituire equilibrio e misura all'esercizio della giustizia nei confronti del "modello Riace", qualcosa intanto possiamo fare: aiutare Lucano e gli altri condannati a sostenere il peso economico del risarcimento richiesto. E, qualora un successivo grado di giudizio vorrà ricondurre la sanzione a più ragionevoli criteri, la somma raccolta verrà destinata a progetti di accoglienza in quello stesso territorio” dicono i promotori tra cui Arci, Cgil, Produzioni dal basso e una miriade di altre sigle.

I fondi raccolti saranno destinati a coprire in tutto o in parte la somma che, dopo la sentenza definitiva, Lucano e gli altri condannati dovranno versare. In caso di assoluzione o di una riduzione della sanzione, i soldi donati saranno utilizzati per finanziare progetti di accoglienza per migranti e richiedenti asilo nel territorio di Riace. Intanto, nella cittadina jonica è calato una cappa di malinconia e mestizia. L’ex sindaco è rintanato nella casa di famiglia in cima all’erta che sovrasta l’antico borgo. La delusione è enorme. Il suo autunno caldo è stato pieno di amarezze. Non solo la condanna a 13 anni e 2 mesi di carcere (e 750 mila euro di penale). Ma anche l’insuccesso elettorale. Candidato come capolista di Un’altra Calabria è possibile, formazione di sinistra che sosteneva l’ex magistrato e sindaco di Napoli, Luigi de Magistris, alla presidenza della Regione Calabria ha ottenuto un buon successo personale (9850 voti di preferenza). Ma la lista non ha superato l’ostico quorum del 4% fermandosi al 2,6%. E lui così è fuori dal consiglio regionale.

Per dirla tutta, anche se fosse stato eletto sarebbe stato sospeso dalla funzione. E’ un altro frutto avvelenato della sentenza shock del 2 ottobre scorso, pronunciata al termine di un infinito processo durato oltre 2 anni. Alla fine l’amaro Lucano è stato servito alle 11.48 di una mattinata semiestiva. I giudici lo hanno ritenuto colpevole di associazione a delinquere finalizzata al reato di  truffa, peculato e abuso d’ufficio. Non di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina. Una giornata funesta. Le lacrime, l’affetto dei compagni e il suo volto abbattuto. Per alcuni capi è stata decretata l’assoluzione altrimenti la pena sarebbe stata ancor più robusta. E’ stato condannato a pagare 750mila euro in solido con il suo braccio destro Tonino Capone. “È un momento difficile, mi aspettavo una formula ampia di assoluzione. Non mi attendevo questa sentenza. Non trattano così neanche i mafiosi” è stato il suo sfogo fuori dall’aula. L’immancabile polo, il volto dimesso, l’aria affranta. Le telecamere e i microfoni fuori ad attenderlo. “Io non ho niente, mia moglie fa un lavoro umile pulendo le case delle persone. Mi sono schierato dalla parte degli umili, ho immaginato di partecipare al riscatto della mia terra. Oggi però per me finisce tutto, è stata pesantissima. Non so se per i delitti di mafia ci sono pene simili. Per me è un momento difficile, non so cosa farò”.

Il calvario giudiziario di Lucano è emblematico dello stato comatoso in cui versa la giustizia italiana, caratterizzata ormai da 30 anni da una politicizzazione esasperata. La condanna di Locri evidenzia due tipi di giustizie. C’è la giustizia dei tribunali, delle procure, basata su false testimonianze, su accuse non provate e demolite in aula, quella  giustizia persecutoria che si arrampica sugli specchi, inventa nuove accuse che raggiungono il paradosso, e farebbero impallidire persino l'azzeccagarbugli manzoniano (vedi candidatura alle elezioni regionali portata come prova del disegno criminoso dagli inquirenti di Locri), quella giustizia che cestina i pronunciamenti dei vari organi giuridici superiori, è il giustizialismo politico contro una realtà che sovvertiva, e rovesciava, la narrazione dell'immigrazione vista come problema, e che arricchisce, privati senza scrupoli, sulla pelle di esseri umani, quella  giustizia che avrebbe dovuto intervenire, e non lo ha fatto, a fare chiarezza sull'operato di quella procura.

C’è poi la giustizia sociale che ha in Lucano una icona di questo tempo, fatta di accoglienza, integrazione, uguaglianza, rispetto per i diritti umani. La giustizia che mette al primo posto, non i profitti, non il guadagno, ma l'essere umano. Un modello di integrazione studiato in tutto il mondo, candidato al Nobel, amato da registi di culto come Wim Wenders. E Lucano in questi anni ha dimostrato di essere uomo, non ha rinnegato il suo operato, non ha chiesto trattamenti di favore, non è sfuggito al processo, avrebbe potuto farlo candidandosi alle elezioni europee rivendicando l'immunità, ma non l'ha fatto. Lucano non è mai venuto a patti con la propria coscienza. E oggi ne paga le conseguenze. Ma la lotta continua. Finchè la giustizia si dimostrerà davvero giusta. Non lasciamolo solo.