[ITA/DEU] Operazione Gomorrah: 83 anni fa il bombardamento di Sankt Pauli e di Amburgo, dal 24 luglio al 3 agosto 1943
Operazione Gomorrah: il bombardamento di Amburgo del 1943
Questa operazione venne effettuata tra il 24 luglio e il 3 agosto del 1943 da oltre 3.100 velivoli inglesi, coadiuvati da appena un centinaio di piloti e aerei americani.
Questo il primo fatto sorprendente: l'aviazione inglese fu da subito convinta di bombardare la città, già allora ricchissima, di Amburgo e Sankt Pauli, il cuore della città con il porto e tutte le basi militari che vi si trovavano.
Il porto produceva allora oltre il 50% del materiale bellico e navale, compresi i famosissimi sommergibili.
Ma più ancora che voler colpire l'industria, le direttive furono di bombardare anche le abitazioni civili per "terrorizzare" la popolazione stessa. La stessa decisione venne presa anche per il bombardamento di Dresda, ma qui almeno gli americani ebbero forti dubbi e tentarono di opporsi.
Il comando inglese, già nel 1942 (il 14 febbraio 1942), aveva diffuso una direttiva interna: "concentrare gli attacchi sul morale della popolazione civile nemica, soprattutto dei lavoratori dell'industria".
Era quindi chiaro che colpire i civili fosse un ordine da eseguire.
Nella notte del 24 luglio, e per oltre una settimana, si susseguirono attacchi notturni e anche diurni, per continuare a "stressare" la popolazione. Furono sganciate oltre 9.000 tonnellate di bombe, tra cui oltre 1.000 tonnellate di bombe incendiarie.
Niente in confronto ai bombardamenti in Iran, a Gaza o in Ucraina.
Fu una catastrofe che nessuno di voi può immaginare, ancora oggi visibile e vivibile: cari lettori, potremmo anche organizzare un giro delle zone bombardate, mostrando i pochissimi palazzi rimasti fortunatamente in piedi e la distruzione ancora oggi visibile.
Il 28 luglio, al bombardamento si aggiunsero purtroppo altri fattori che aggravarono la disgrazia. Quel giorno si registravano oltre 32 gradi con un forte vento caldo, al quale si aggiunsero le bombe incendiarie sganciate a volontà e senza discriminazione sui quartieri operai, in particolare Sankt Pauli, Eppendorf e Rotherbaum.
La tragedia che si stava consumando per le vie di Amburgo venne avvertita dagli equipaggi inglesi persino a 5.000 metri di quota, quando i vortici d'aria che salivano dal basso scossero i loro aerei.
La notevole concentrazione di esplosioni e incendi in un'area relativamente ristretta, unita alla bassissima percentuale di umidità (circa il 30%), diede vita a un vento infuocato che imperversò per le strade di Amburgo a una velocità media di 250 km/h, carbonizzando all'istante chi si trovava all'aperto (nell'epicentro della tempesta di fuoco si registrarono temperature vicine ai 1.000°C).
Chi rimase nei rifugi antiaerei morì per le esalazioni di monossido di carbonio, mentre altri, colpiti dal fosforo delle bombe incendiarie, presero letteralmente fuoco e cercarono scampo nell'Alster, il lago interno della città; ma non appena riemergevano all'aperto, la sostanza chimica tornava a bruciare, causando la morte per annegamento o per combustione.
Persero la vita oltre 50.000 persone – per la metà non fu mai possibile l'identificazione – e vi furono oltre 180.000 feriti. A perenne ricordo di quei bombardamenti resta la chiesa di Sankt Nikolai, a soli 600 metri dal nostro bellissimo stadio.
Un ricordo doveroso, per un bombardamento che molti politici, specialmente non tedeschi, definiscono ancora oggi "necessario".
Ci si domanda a cosa siano servite le tantissime vite civili perse: le donne, i bambini, gli invalidi, i feriti. Le stesse domande che oggi ci poniamo guardando i bombardamenti in giro per il mondo.
Oggi una risposta ce l'abbiamo: chi bombarda i civili è "disumano" e deve essere portato davanti alla giustizia internazionale per crimini di guerra e contro l'umanità.
Questi crimini non cadono in prescrizione: siamo tutti colpevoli. Ma come sarebbe bello vivere senza guerre!
Operation Gomorrha: Die Bombardierung Hamburgs 1943
Diese Operation wurde zwischen dem 24. Juli und dem 3. August 1943 von über 3.100 britischen Flugzeugen durchgeführt, unterstützt von nur etwa hundert amerikanischen Piloten und Flugzeugen.
Dies ist die erste erstaunliche Tatsache: Die britische Luftwaffe war von Anfang an entschlossen, die schon damals sehr wohlhabende Stadt Hamburg und Sankt Pauli zu bombardieren – das Herz der Stadt mit dem Hafen und allen dort ansässigen Militärbasen.
Der Hafen produzierte damals über 50% des Kriegs- und Marinematerials, einschließlich der berühmten U-Boote.
Doch mehr noch als die Industrie zu treffen, sahen die Direktiven vor, auch Wohnhäuser zu bombardieren, um die Bevölkerung selbst zu "terrorisieren". Dieselbe Entscheidung wurde auch für die Bombardierung Dresdens getroffen, doch hier hatten zumindest die Amerikaner starke Zweifel und versuchten, sich dagegen zu stellen.
Das britische Kommando hatte bereits 1942 (am 14.02.1942) eine interne Anweisung verbreitet: "die Angriffe auf die Moral der feindlichen Zivilbevölkerung zu konzentrieren, insbesondere auf die Industriearbeiter."
Es war also klar, dass es sich bei der Bekämpfung der Zivilbevölkerung um einen auszuführenden Befehl handelte.
In der Nacht des 24. Juli und über eine Woche lang folgten Nacht- und auch Tagangriffe, um die Bevölkerung weiter zu "zermürben". Es wurden über 9.000 Tonnen Bomben abgeworfen, darunter über 1.000 Tonnen Brandbomben.
Nichts im Vergleich zu den Bombardierungen im Iran, in Gaza oder in der Ukraine.
Es war eine Katastrophe, die sich niemand von euch vorstellen kann, noch heute sichtbar und erlebbar: Liebe Leserinnen und Leser, wir könnten sogar eine Führung durch die bombardierten Gebiete organisieren und die wenigen Gebäude zeigen, die glücklicherweise stehen blieben, sowie die bis heute sichtbare Zerstörung.
Am 28. Juli kamen zur Bombardierung leider weitere Faktoren hinzu, die das Unglück verschlimmerten. An jenem Tag herrschten über 32 Grad bei starkem heißen Wind, dazu kamen die Brandbomben, die wahllos und ohne Unterscheidung über den Arbeiterviertel abgeworfen wurden, insbesondere über Sankt Pauli, Eppendorf und Rotherbaum.
Die sich in den Straßen Hamburgs abspielende Tragödie wurde von den britischen Besatzungen sogar in 5.000 Metern Höhe wahrgenommen, als die von unten aufsteigenden Luftwirbel ihre Flugzeuge erschütterten.
Die erhebliche Konzentration von Explosionen und Bränden auf relativ engem Raum, verbunden mit der sehr niedrigen Luftfeuchtigkeit (etwa 30%), erzeugte einen Feuersturm, der mit einer Durchschnittsgeschwindigkeit von 250 km/h durch die Straßen Hamburgs raste und alle, die sich im Freien befanden, augenblicklich verkohlte (im Epizentrum des Feuersturms wurden Temperaturen von fast 1.000 °C gemessen).
Wer in den Luftschutzbunkern blieb, starb an Kohlenmonoxidvergiftung, während andere, die vom Phosphor der Brandbomben getroffen wurden, buchstäblich in Flammen aufgingen und versuchten, in der Alster, dem Binnensee der Stadt, Zuflucht zu suchen; doch sobald sie wieder auftauchten, entzündete sich die chemische Substanz erneut und führte zum Tod durch Ertrinken oder Verbrennung.
Über 50.000 Menschen verloren ihr Leben – bei der Hälfte war eine Identifizierung nie möglich – und es gab über 180.000 Verletzte. Als bleibende Erinnerung an diese Bombardierungen steht die Kirche St. Nikolai, nur 600 Meter von unserem wunderschönen Stadion entfernt.
Eine notwendige Erinnerung an eine Bombardierung, die viele, vor allem nicht-deutsche Politiker, bis heute als "notwendig" bezeichnen.
Man fragt sich, wofür die vielen verlorenen Zivilleben gedient haben sollen: die Frauen, die Kinder, die Behinderten, die Verletzten. Dieselben Fragen, die wir uns heute stellen, wenn wir die Bombardierungen weltweit betrachten.
Heute haben wir eine Antwort: Wer Zivilisten bombardiert, ist "unmenschlich" und muss vor die internationale Justiz gestellt werden – wegen Kriegsverbrechen und Verbrechen gegen die Menschlichkeit.
Diese Verbrechen verjähren nicht: Wir sind alle schuldig. Aber wie schön wäre es, ohne Kriege zu leben!
