[ITA] Un bunker di menzogne?

17.08.2026 14:37 di  Redazione StPauli   vedi letture
[ITA] Un bunker di menzogne?

Un bunker di menzogne? / Ein Bunker aus Lügen?

Chi scrive questo articolo ha una lunga esperienza vissuta in giro per il mondo: dall’ex Jugoslavia all’ex URSS, dalla Turchia alla Grecia e al Kurdistan, fino alla Libia, solo per ricordarne alcuni.

La mia famiglia ha vissuto prevalentemente nel cuore della Città Eterna, nella zona centrale chiamata “Ghetto”. Un mio nonno ha salvato molte famiglie ebree dalle deportazioni. Non ricevette mai alcun “ringraziamento” per quello che fece.

Mio zio andava a scuola con Sergio Leone ed Ennio Morricone e io, nel mio piccolo, sono sopravvissuto a due attentati terroristici: il 9 ottobre 1982, in via Portico d’Ottavia, e nel 1985 a Fiumicino, il 29 dicembre.

Ricordo benissimo il gruppo di terroristi lanciare le bombe, sparare e uccidere.

No, questo non è il mio mondo.

Sempre e comunque NO al terrorismo. Non è questa la mia visione del mondo. Siamo tutti fratelli e sorelle su un’unica Terra, senza confini.

Qui il link al report del 2020 realizzato dal nostro Luca:
Siamo tutti fratelli

Il caso

Un sito italiano ha recentemente pubblicato un articolo contenente, a nostro avviso, ricostruzioni affrettate e soprattutto non sufficientemente verificate, arrivando a mettere in cattiva luce il Sankt Pauli, la sua associazione e i suoi soci e tifosi.

Questo è il link al contenuto pubblicato dal sito italiano:
Articolo pubblicato su Facebook

Il primo errore riguarda proprio la fonte citata.

Il giornale al quale viene fatto riferimento è la storica Jüdische Allgemeine, un settimanale in lingua tedesca fondato nel 1837. L’articolo originale di cui stiamo parlando è questo:

Kann politisch korrekte Limonade antisemitisch sein?

Innanzitutto, il settimanale in lingua tedesca, con il tempo, si è plasmato assumendo una precisa linea editoriale e una particolare vicinanza alle posizioni ufficiali e istituzionali. Proprio per questo riteniamo necessario leggere i suoi articoli nella loro interezza e nel loro contesto, evitando di trasformare singole frasi in sentenze definitive.

Non una parola, invece, sulle varie discriminazioni che potrebbero esserci in Medio Oriente, né sulle eventuali discriminazioni nei confronti di “eventuali” minoranze esistenti. Se poi veramente esistono?

Non una riga su eventuali criticità “governative”, su corruzione o su violenze commesse da qualsiasi gruppo. È anche da questi elementi che, a nostro avviso, si può comprendere quanto una linea editoriale possa essere considerata di parte.

Il sito italiano non traduce e non riporta il testo nella sua interezza, ma scrive invece:

“Il St. Pauli appare sempre più indifendibile nella sua rigida posizione…”

Una formulazione che, secondo noi, distorce il senso del dibattito e finisce per offendere e mettere in cattiva luce un’associazione sportiva che conta oltre 60.000 soci.

Il sito italiano parla inoltre della posizione solidale di Irvine, definendolo noto per la sua posizione pro-Palestina e antifascista. Ma il settimanale tedesco utilizza invece un’espressione decisamente più pesante, parlando di:

“danni collaterali causati da Irvine e dalla sua intraprendente moglie, attraverso le loro manifestazioni di solidarietà verso Hamas”.

Ed è proprio questo il punto.

Noi abbiamo indagato. Forse non abbastanza, forse non bene, ma non abbiamo trovato alcun elemento concreto che dimostri un sostegno a gruppi terroristici da parte del Sankt Pauli o dei suoi tifosi.

Esprimere solidarietà alla popolazione palestinese, criticare le azioni di un governo o manifestare per la pace non equivale automaticamente a sostenere Hamas o qualsiasi altra organizzazione terroristica.

Le posizioni possono essere discusse, criticate e anche aspramente contestate. Ma proprio per questo devono essere riportate correttamente, senza semplificazioni e senza attribuire a un’intera comunità ciò che eventualmente è stato detto o fatto da singoli individui.

Per chi, come me, ha vissuto personalmente il terrorismo e ne ha visto da vicino le conseguenze, questa distinzione è fondamentale.

Il terrorismo è terrorismo. Sempre.

Ed è proprio per questo che non possiamo accettare che parole, posizioni politiche o manifestazioni di solidarietà vengano automaticamente trasformate in accuse di sostegno al terrorismo senza prove concrete.

Questo non è il nostro mondo.

Il nostro mondo dovrebbe essere quello in cui si discute, si critica, si prendono posizioni anche molto diverse, ma si rispettano i fatti.

Perché quando la verità viene sostituita dalla propaganda, il rischio è quello di costruire un vero e proprio bunker di menzogne.